La mia casa a Damasco
di Diane Darke

Mattonella con decori policromi, Siria, XVII secolo
Damasco di sogno e di sangue. Damasco di mistero e di arte. Damasco di marmi pregiati e di macerie. Città che richiama un tessuto prezioso fra i preziosi, dove prendono vita arabeschi di un’eleganza immortale su stoffe lucide, ricche come ricca è l’interiorità degli arabi.

Questo libro è un meraviglioso modo di onorare il coraggio e di restituire dignità al popolo siriano, martoriato e oggi più che mai a rischio di disgregazione, nonostante la sua incredibile capacità di salvaguardare le proprie millenarie tradizioni.

Diane Darke, traduttrice inglese, fine esperta di cultura islamica, laureata ad Oxford, ha trascorso in Siria molti anni, a partire dal 1978, ed è una conoscitrice impareggiabile sia dell’arte e delle architetture arabe, sia della fierezza e forza interiore che caratterizzano i siriani.

La mia casa a Damasco, pubblicato da Neri Pozza, è un’opera letteraria a metà fra romanzo e guida turistica, ed è stata commissionata all’autrice dalla casa editrice Bradt, proprio allo scopo di promuovere itinerari di vacanze in Siria. Il libro è una chiave preziosa per un occidentale che voglia aprire le porte dei palazzi ottomani dell’epoca omayyade, o che desideri sbirciare fra i vicoli tortuosi della città vecchia di Damasco, odorare i filari di bouganvillea che incorniciano i cortili dove troneggiano, incuranti dello scorrere dei secoli, le fontane di marmi bianchi.

Proprio di fronte ad una di queste fontane, chiamate in arabo bahra (cioè “piccoli mari”), intravista da un portone socchiuso, Diane Darke viene travolta da un’emozione forte e prepotente, al punto da non accorgersi della presenza, dall’altro lato della fontana, di Bassim, un giovane architetto incaricato dal governo di Damasco di invitare gli stranieri all’acquisto delle dimore antiche della città per salvarle dalla rovina, dato che lo Stato non può restaurarle a causa del dissesto finanziario.
Bassim e Diane diventano amici.

E’ così che lei finisce per trovare, innamorarsi e comprare, la sua casa a Damasco: Balt Barudi, letteralmente la casa del venditore della polvere da sparo. Un luogo incantato che in Diane suscita una pace infinita, che però viene presto orribilmente minacciata dalla guerra civile.
Distruzioni, spari, granate, soldati, terroristi e carrarmati.
Kalashnikov ed occhi grandi e neri di bambini straziati.
Osservando dalle “finestre” che queste pagine spalancano sulla Siria di ieri e di oggi, si comprende con dolore la storia di questa terra attualmente dilaniata dal conflitto, ma al contempo custode di incomparabili tesori.

Non nascondo di essermi commossa durante la lettura di alcuni passaggi, forse perché madre, donna e insegnante, forse perché pacifista convinta. Mentre leggevo si sovrapponevano le narrazioni della Darke e le immagini rimandate dai media ed impresse nella mia mente, dei bambini siriani piangenti, sterminati  o feriti dai bombardamenti.
Quanto stridore con la superficialità dei nostri ignari e spesso viziati bambini d’Occidente,  colmi di quella “leggerezza” di cui ogni infanzia dovrebbe esser portatrice. Quella stessa leggerezza che, pur nella guerra, fiorisce anche tra i bimbi siriani quando possono correre insieme, stringere una bambola, prendere a calci una palla.

Mi feriscono i volti disperati e impotenti delle madri e dei padri siriani; calpestano i tessuti della mia coscienza le parole vuote ed insensate dei potenti della Terra che gestiscono impunemente le proprie “dimostrazioni di forza” sulla pelle degli innocenti, in quella che, fino a poco più di un secolo fa, è stata  una terra senza tempo di civiltà, di arte e di scienza, di letteratura sensuale, di architetture oltremodo affascinanti.
Si umilia oggi, sotto gli occhi svergognati o indifferenti di tutti, una delle città più antiche della storia del mondo, disseminata di moschee e cattedrali greco-ortodosse, musei, palazzi di ineguagliabile bellezza.

Lacrimano le facciate delle madrase (le scuole) e del Mausoleo di Saladino davanti alla sofferenza del popolo siriano.

Diviene palpabile, attraverso i brani del libro, questo dolore, in particolare quando la Darke ci racconta della sua amicizia con la famiglia di Maryam. La donna è rimasta l’unica a mantenere l’intera famiglia dopo che sua sorella ha dovuto chiudere la farmacia per mancanza di rifornimenti medicinali e suo fratello ha tentato la fuga verso l’Europa per non finire arruolato a forza nelle truppe di Assad.
Che splendore il ritratto di questo popolo che, sulla scorta del proverbio arabo “Va’ incontro al pericolo cantando”, affronta con sforzo e coraggio gli orrori di questa ennesima guerra, ingiusta come tutte le altre.
Eppure quanti cuori impassibili e muti.

“I tempi di crisi tirano fuori il peggio delle persone, ma la gente di Damasco non ha mai perso la sua innata cortesia, la solidarietà è ancora viva in città, così come il senso dell’umorismo, che aiuta a sopportare le avversità. La tolleranza e la moderazione sono profondamente radicate nell’identità siriana: lo zahir [il significato manifesto del Corano] è incrinato, ma il batin [il suo significato nascosto] rimane intatto”.

 

Classe 1975, vive a Porto Sant'Elpidio, nelle Marche. Laureata in Filosofia. Atea, liberale, appassionata di letteratura e arte.È docente educatrice presso il Convitto Nazionale "G. Leopardi" di Macerata. Ha insegnato Filosofia, Storia e Psicologia in vari licei. Membro del direttivo dell'Universita' del Tempo Libero di Porto Sant'Elpidio, dal 2010 organizza eventi culturali e convegni su tematiche di attualità.

  1. Più che romanzo e guida turistica il libro della Darke diventa, pagina dopo pagina, un diario appassionato sì ma anche spietato. Suggestioni storiche, archeologiche e quindi culturali di un paese che è stato culla del Vicino Oriente. Ma la Drake non risparmia di mettere in evidenza la corruzione che pervadeva e pervade la Siria in ogni aspetto, la burocrazia ‘ottomana’ che rende tutto incerto al punto che a oggi la Darke non ha ancora ottenuto l’atto formale di proprietà della casa già acquistata nel 2005. Come non manca di sottolineare il peso politico delle diverse fazioni religiose presenti anche nel mondo musulmano, l’un contro l’altra armata ovviamente. Lo stesso Assad, come già suo padre, fa parte della setta degli Alawiti, minoranza religiosa politicamente molto potente ma considerata dai Sunniti (la corrente principale dei musulmani) non appartenente all’Islam. Quel che ne emerge è il ritratto di un paese affascinante e contraddittorio, in bilico tra cultura medio-orientale e miti occidentali. Ammesso e non concesso che, oggi come oggi, si possa ancora parlare della Siria come paese o uno stato. In ogni caso, un libro sorprendente e intelligente, anche equilibrato senza essere per forza politicamente corretto.

Lascia un commento

*