A spasso per il Salone del Libro di Torino

“Un giorno tutto questo” è la sfida lanciata dal Salone del libro di Torino 2018, che getta uno sguardo verso il futuro e si interroga su ciò che sarà. Sotto la presidenza di Massimo Bray e la direzione del Premio Strega Nicola Lagioia, il Salone quest’anno ha ripreso a brillare in tutto il suo splendore, leggermente offuscato lo scorso anno dalle ombre proiettate dalla concorrente fiera di Milano. “Un’idea luminosa con un pizzico di follia”, così il premio Nobel Josif Brodskij, definì il Salone del libro in occasione della sua inaugurazione, nel 1988La fiera internazionale, nata grazie all’impegno del libraio Angelo Pezzana, è attualmente seconda in Europa solo alla Buchmesse di Francoforte.
Salone del libro di Torino 2018 - Cronache LetterarieA spasso per il Salone del Libro

C’è stata una partecipazione editoriale massiccia, con tutti i padiglioni occupati da stand di piccoli, medi e grandi editori. L’affluenza del pubblico è stata altrettanto importante, così come le scuole intervenute in gran numero. Innumerevoli gli incontri in calendario con le più svariate voci letterarie del momento. Io sono andata a spasso per il Salone e ho colto alcuni scorci per i lettori di Cronache Letterarie, così da farvi entrare nel vivo della manifestazione e condurvi nelle nicchie del glamour torinese.

Di fronte ad un’ampia platea di giovani e non solo, si è dedicata al suo pubblico una delle scrittrici di gialli più amata dei nostri giorni: Alessia Gazzola (pubblicata da Longanesi). Semplice, spontanea e sempre piacevole, ha risposto alle domande del pubblico e ha raccontato il suo personaggio, Alice, protagonista sul piccolo schermo della fortunata serie Rai L’allieva (tratta dai romanzi L’allieva, Sindrome da cuore in sospeso e Un segreto non è per sempre).
La scrittrice ha parlato anche di sé mentre è stata accompagnata musicalmente da The Shalalalas, il duo musicale autore delle colone sonore della serie televisiva, già in pista dal 2013 e quest’anno anche a Sanremo. La stessa Alessia Gazzola li ha fortemente voluti, vista la sua ammirazione per il gruppo che è formato da Sara Cecchetto, splendida voce, violino e tastiera, e Alessandro Lepre Gnerre, voce e chitarra.

Daria Bignardi

Tra file interminabili per vedere e ascoltare i grandi nomi dal vivo, scelgo di curiosare nella sala dello scrittore messicano Paco Ignacio Taibo II, romanziere e saggista spagnolo naturalizzato messicano, che si è rifugiato in Messico da bambino con la famiglia per sfuggire alla dittatura franchista. Al Salone presenta il suo ultimo romanzo, Redenzione, per la casa editrice La Nuova Frontiera, uscito prima in traduzione italiana che in versione originale. La storia narra di esuli italiani in Messico e poi del loro ritorno alle origini a Napoli, città che, ha dichiarato l’autore, gli risulta congeniale per la vivacità dell’atmosfera e la spontaneità che riecheggia lo stile di vita messicano. L’incontro è in lingua spagnola, una platea gremita lo ascolta e solo pochi fanno ricorso alle cuffiette per la traduzione simultanea. Accanto agli autori c’è anche una traduttrice in lingua dei segni. Si respira aria di inclusione dove tutti sono i benvenuti, l’autore discute con il moderatore, si alternano le lingue e i linguaggi. La comunicatività dello scrittore messicano è tale da non richiedere alcun tramite, tutti comprendono il suo umorismo colto, la platea ride, anche chi non mastica la lingua.

Il Salone è gremito, mi concedo una pausa al ristorante self service, accanto al mio tavolo Dacia Maraini, una presenza costante alla manifestazione, quest’anno invitata per una lettura ad alta voce. La sua presenza al self service è la conferma che quest’anno il Salone, per lasciare spazio ai numerosi stand, ha rinunciato al ristoro riservato a relatori e stampa. Un pizzico di glamour che si adombra a vantaggio del riscontro economico.

Mi dirigo ad ascoltare un antropologo che ha diretto le sue ricerche sul territorio di confine italiano più alla ribalta degli ultimi anni: Lampedusa. L’isola del non arrivo di Marco Aime (Bollati Boringhieri) è quella parte di Italia più vicina all’Africa che all’Italia, quella terra assente persino nella cartina del meteo, come afferma il prete di Lampedusa intervistato dall’autore. Un’analisi attenta rivela che l’antropologo non si sofferma su inutili polemiche di carattere politico, ma va oltre e ascolta le varie opinioni, tra cui quella di un pescatore: “In mare mi piacciono i migranti, in terra no”. La frase spiega in maniera semplice ed efficace le radici dell’accoglienza di una comunità che è essa stessa un crogiolo, l’esito di passaggi, migrazioni, ritorni. La legge del mare non permette di abbandonare nessuno in difficoltà; il mare non distingue colori della pelle, culture e religioni diverse. Un interessante ritratto di un’isola ormai simbolo dell’accoglienza e un dietro le quinte sul pensiero della popolazione locale.

Roberto Saviano
Alicia Giménez Bartlett

Uscendo dalla sala appagata da queste informazioni, scorgo Roberto Saviano che accompagnato dalla scorta, è ospite atteso al nuovo stand di Repubblica. Non posso però fermarmi, devo mettermi in fila per entrare ad ascoltare Massimo Gramellini che presenta l’esordiente Leonardo Malaguti con Dopo il diluvio (Exorma edizioni). La trama si dipana in un luogo non ben precisato, forse nel nord Europa, dove la morfologia del territorio permetta di trovare una piccola valle in grado di allagarsi all’arrivo di un violento diluvio. Un’attrice ne recita un estratto e un linguaggio diretto e aggressivo riempie lo spazio tra le pareti sottili.
Ne deduco che la narrativa contemporanea comprende oggi anche un filone che predilige l’originalità morfosintattica a discapito del rigore e della correttezza, la tradizione ne esce un po’ malconcia e la lingua italiana esposta. Tuttavia il rinnovamento passa anche per questa via.

Mi dirigo verso lo stand della casa editrice di Malaguti, Exorma, per chiedere se le cose stanno come temo. Ebbene mi confermano una linea editoriale che guarda al futuro: l’originalità del linguaggio è all’ordine del giorno. Non è la prima volta che sento questa teoria qui al salone. Anche un altro editore mi ha esposto la stessa prospettiva: Marcos y Marcos. Sembra proprio che le virgole al posto giusto non vadano più di moda e pare che la tradizione si sposi con Manzoni per cui non vi sono vie di mezzo tra la pagina ottocentesca e quella del 2018.

Rosella Pastorino

Da scrittrice e da linguista trovo questa posizione piuttosto drastica, tuttavia non dispero, non tutti hanno sposato questo punto di vista e ne ho la prova in un altro spazio, dove Michela Murgia modera la presentazione di Rosella Pastorino, autrice de Le assaggiatrici (Feltrinelli).

Due donne a confronto, due forti personalità si misurano su temi pregnanti quali i rapporti umani al femminile in condizioni estreme come la pressione psicologica, il potere, la religione. La teologa ascolta un’atea praticante e il pubblico è irretito in questo dibattito profondo e rispettoso. Fa da sfondo la trama dell’opera, che è ambientata nella Germania nazista, dove Hitler teme per la propria vita e si circonda di un gruppo di donne che faranno da cavie per lui: le assaggiatrici. Una delle protagoniste ha il nome emblematico di Rosa Sauer: sauer è l’aggettivo tedesco per aspro ma anche, metaforicamente, per arrabbiato. Dunque una rosa inasprita dalla vita, un’assaggiatrice già preparata al suo gusto agro. L’opera promette bene e non ha bisogno di rompere schemi linguistici per mostrare la sua originalità.

Sofia Teresa Bisi e Aicha Fuamba

L’area “Piemonte” è gremita di gente, di giovani di tutte le età e anche bambini, di diverse lingue e colori. E’ il momento della premiazione del Concorso letterario nazionale Lingua Madre che merita un capitolo a parte. Ideato da Daniela Finocchi, il concorso, alla sua 13a edizione, si rivolge alle donne straniere, o di origine straniera, residenti in Italia e le invita a raccontare e a raccontarsi in lingua italiana. Un inno alla nostra lingua come ponte verso tutte le culture che oggi compongono il nostro Paese. Un inno alle donne che, emigrate, vivono doppiamente il dramma e le difficoltà del distacco, della nostalgia, della doppia identità. Negli anni, il concorso si è arricchito di sezioni speciali rivolte a donne italiane che raccontano le donne straniere e anche alla fotografia. Vince la solidarietà: si classificano al primo posto Aicha Fuamba e Sofia Teresa Bisi – Repubblica democratica del Congo e Italia – un sodalizio tra un’alunna e la sua insegnante di italiano che, insieme, hanno deciso di raccontare la vita di Aicha fino alla perdita della madre in un naufragio al largo di Pantelleria e il suo approdo in Italia. Un evento commovente in un’Italia che ormai è un Paese multietnico.

Come consuetudine, ogni edizione prevede un Paese ospite e quest’anno è stata la Francia. Eppure, nonostante la partecipazione di rappresentanti francesi e qualche tentativo di metterli in evidenza, è risultata una presenza in sordina.

Alla fine anche quest’anno il Salone del libro di Torino ci lascia un sentimento di apertura verso la novità, il diverso e la cultura di qualità. Appuntamento al prossimo anno, per ora abbiamo sufficienti stimoli per parecchie letture interessanti.

Scrittrice, linguista di formazione, romana, vive in Lussemburgo dove presiede il comitato locale della Società Dante Alighieri. Ha lavorato come traduttrice e insegnante di italiano per stranieri. Si interessa di bilinguismo e di intercultura e di questi temi sono pieni i suoi libri. Ama i classici e a volte li rivisita. Dipinge per passione.

Lascia un commento

*