Un solo Han Solo:
Harrison Ford

Eh sì, lo so. Purtroppo ho la mia età. Ma come non riuscirei mai ad affezionarmi ad un Indiana Jones che non sia LUI, non credo che mi riuscirà facile immedesimarmi in un giovane ed ancora non cinico Han Solo che non sia appunto ancora LUI, Harrison Ford.

Esce oggi nelle sale italiane Solo – A Star Wars Story, per la regia di Ron Howard, che ha accettato ‘in corsa’ dopo il licenziamento a meta’ produzione di Chris Miller e Phil Lord. E’ uno spin-off della saga ormai più frammentata della storia, che racconta le origini del contrabbandiere, poi pilota ed eroe, Han Solo.

Ad interpretare il ruolo è Alden Ehrenreich, californiano, classe 1989, aiutato da un cast d’eccezione che comprende una affascinante Emilia Clarke – la famosissima Daenerys Targaryen di Game of Thrones, Woody Harrelson, Donald Glover, Thandie Newton, Paul Bettany e Joonas Suotami nella parte di Chewbecca.

Tutto ha inizio a Corellia, il pianeta natale di Han, luogo da cui il giovane ladro progetta la fuga con la sua ragazza Qi’ra. Tra mille disavventure, Solo decide di arruolarsi nell’esercito imperiale. Da lì in avanti, sarà travolto da una serie di incontri. Il più importante per la sua vita, forse, quello con il wookie Chewbecca che diventerà suo inseparabile compagno di avventure. Tra missioni disperate ed amore della libertà, lo spin-off ci racconta circa sei anni della vita del giovane Han Solo. Anni che dovrebbero aiutarci a capire l’origine del suo cinismo, a cui la saga ci ha abituato sin dall’inizio. Il regista, grande amico di George Lucas, si dice soddisfatto del proprio lavoro che riesce a mantenere lo spirito della saga sempre in equilibrio tra temi profondi e grande giocosità. Eppure i critici sono molto divisi nel loro giudizio.

Io andrò a vederlo ovviamente. Perché ho Star Wars nel cuore. Ma un po’ la visione mi preoccupa e già temo il prossimo spin-off che dovrebbe essere incentrato su Obi-Wan Kenobi con la regia di Stephen Daldry. Sfruttare un capolavoro per produrre fatturato da ogni suo aspetto che abbia funzionato, infatti, fa male, secondo me, all’immaginario della saga. Questo continuo proliferare di spin-off non sempre in armonia con la narrazione originale, anziché far avvicinare nuovi pubblici, rischia di confonderli. E fa perdere entusiasmo ed affetto al vecchio fan.

Mi domando per quanto tempo ancora continueremo a correre questo rischio. Nel frattempo, quasi quasi, mi consolo riguardandomi Indiana Jones.

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