Fino alla fine del tempo
Sergio Barbarén e La casa di luce

“Assicuratevi che nella vostra anima non ci sia un solo abbraccio che non avete dato quando verrà il vostro momento di lasciare questo mondo; nessun sorriso che abbiate trattenuto o parole d’amore che abbiate taciuto, di conforto che non abbiate offerto. In questo modo la storia continuerà per sempre, fino alla fine del tempo”.

la casa di luceBastano queste parole a diffondere l’intensità di questa breve storia.
Sergio Bambarén, autore peruviano naturalizzato australiano, esperto surfista, noto per la sua sensibilità alla causa ecologista, in particolare per la salvaguardia dei mari e dei cetacei, ha scritto con grande passione un romanzo piccolissimo per numero di pagine, ma assai grande per umanità, ricchezza e delicatezza dei contenuti.
La casa di luce è una narrazione emotiva che ci pone inesorabilmente di fronte alla fragilità e all’aridità di una specie, quella umana, che ha perso progressivamente il contatto diretto con l’ambiente, contravvenendo al patto che, per secoli, uomo e natura avevano stretto.

L’autore e protagonista di questa narrazione sperimenta, ad un certo punto della sua esistenza, un senso di insoddisfazione e di stanchezza per tutto ciò che lo circonda, nonostante gli avanzamenti di carriera, la buona posizione sociale ed economica, la famiglia e gli amici.
Così, seppur addolorato per il distacco dal figlio, compie una scelta netta ed irrevocabile. Addio alle sicurezze quotidiane e routinarie. Sergio comprende che possiede moltissime cose che non vorrebbe realmente avere e che non sono i suoi luoghi del desiderio.

E’ un attimo, scrive, ma se ti accade non potrai più tornare indietro.
Fino alla fine.

Questa è la storia vera di un uomo che “da quell’attimo” in poi si farà chiamare Sognatore e sceglierà di continuare a vivere, rinascendo altrove, in un luogo di mare lontano dalla città, ma non troppo lontano, affinché possa di tanto in tanto rivedere suo figlio, conscio del resto che la rinascita sta tutta in uno stato interiore più che in una distanza chilometrica.

Si costruisce quindi una casa di legno di fronte all’Oceano – Casa di luce, è il suo nome – e non vuole altro che ritrovare la comunione con la natura, con gli alberi e gli animali.

L’unica saltuaria compagnia umana è quella del saggio pescatore Santiago. Pare quasi un “custode” dei buoni consigli questo pescatore gentile che aiuta il protagonista durante tutto il suo percorso di rinascita. E nuovo è l’uomo che ne esce, capace di emozionarsi in modo inesprimibile per l’incontro con una balena, di accarezzare un granchio (nell’inserto a metà del libro, gli scatti fotografici sono quasi illustrazioni dell’anima) e di farsi amico di una giovane volpe che chiama Chiqui e che mi ha ricordato immediatamente e con tenerezza la volpe de Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupery, il libro che ha insegnato al mondo intero l’amore di un principe alieno, di una rosa e di una volpe, oltre al fatto che il cielo ha milioni di stelle che brillano perché ognuno possa un giorno trovare la sua.

Siamo responsabili di ciò che addomestichiamo. 
Fino alla  fine del tempo.

Sergio Bambarén è uno di quei rari uomini che hanno trasformato la propria frustrazione in una storia di coraggio, in un manifesto di protesta contro una società talmente presa da pulsioni egoiche, interessi economici, logiche di consumo e carrieristiche, nuove ed invasive tecnologie, modalità comunicative sempre più eterodirette, da dimenticare colpevolmente ogni sano e corretto rapporto con le creature animali e vegetali. E’ come fossimo estranei al sistema cosmico, cosa altra rispetto al mondo naturale.

Il delfino, il primo romanzo di Bambarén, pubblicato nel 1996 e tradotto in 40 lingue, è stato un successo mondiale.

L’autore avvia in solitudine un percorso catartico durante il quale si spoglia di ogni superficiale orpello materiale e spirituale, per diventare felice. E se non fosse per la piccola, ma incantevole galleria fotografica interna alla pubblicazione, che testimonia le esperienze del protagonista, il lettore penserebbe a buon diritto di navigare nel mare dell’utopia, piuttosto che in quello di luoghi e sentimenti reali.

Il sapore che resta in bocca al termine di questa lettura lieve, concentrata in una manciata di minuti, è che ognuno di noi, con qualche accortezza, possa raggiungere la propria casa di luce, anche senza costruirsi una piramide di legno davanti all’oceano, nel punto esatto in cui la fredda corrente di Humboldt incontra le acque calde dell’Equatore.

Ognuno di noi può trasformare il cuore in una casa che sia riparo e non gabbia, dove si sappia che la felicità non si può comprare, dove si possano mettere un’altalena per poter esser spensierati e delle rose da odorare.

“In amore la sola distanza che conta è quanto lontano decidi di collocare qualcuno nel tuo cuore”.

Io ho già cominciato la costruzione della mia casa di luce, ma fino a questo incontro con Sergio Bambarén non ne ero al corrente. Da 18 anni non indosso l’orologio, curo i fiori, soprattutto una pianta di Agapanthus, nutro un passerotto sul mio terrazzo che ormai non si spaventa più quando mi avvicino, parlo ai gatti per la strada. Ed ho anche la sofferta consapevolezza che ci sia sempre un prezzo da pagare quando prendi importanti decisioni per camminare sulla via dei tuoi sogni.

Classe 1975, vive a Porto Sant'Elpidio, nelle Marche. Laureata in Filosofia. Atea, liberale, appassionata di letteratura e arte.È docente educatrice presso il Convitto Nazionale "G. Leopardi" di Macerata. Ha insegnato Filosofia, Storia e Psicologia in vari licei. Membro del direttivo dell'Universita' del Tempo Libero di Porto Sant'Elpidio, dal 2010 organizza eventi culturali e convegni su tematiche di attualità.

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