Perdere la verginità con un robot. Si può?

La rivoluzione tecnologica del terzo millennio non risparmia niente e nessuno. Abbiamo già visto come condizionerà la nostra identità, o come gli algoritmi ci metteranno di fronte a interrogativi etici nel caso delle auto senza guidatore. Oggi ci spingiamo oltre. E cerchiamo di capire come toccherà l’ambito più intimo delle nostre vite. Esatto: il sesso.

sexbotI sex bot sono una realtà già da un po’. Si tratta di androidi creati esclusivamente per il piacere sessuale. Sono in produzione da qualche anno e vengono venduti, a cifre non proprio modiche, soprattutto in Giappone e negli Stati Uniti. Non a caso due Paesi i cui abitanti vivono, secondo studi di settore, un rapporto problematico con la sessualità. In Giappone è noto come molti maschi fatichino ad avere un rapporto carnale con l’altro sesso, per abitudini culturali più che caratteriali. Viceversa, dall’altro lato dell’Oceano Atlantico, è salita all’onore delle cronache la vicenda dei cosiddetti INCEL. Il termine è stato coniato da una donna canadese che più di 20 anni fa ha lanciato un sito web per offrire supporto alle persone che lottano per trovare partner. INCEL sta per ‘Celibi involontari’ (Involuntary Celibates) e oggi la donna, una quarantenne che ha chiesto di essere identificata solo come Alana, ha dichiarato di essere rattristata nel vedere la sigla cooptata da troll online e misogini. I componenti del gruppo, infatti, sono orientati da una visione del mondo estremizzata, basata sull’astinenza involontaria da qualsiasi rapporto con l’altro sesso. Sono arrivati addirittura a mietere vittime in veri e propri attentati terroristici. Vergini furiosi, in poche parole.

Senza contare che il tasso di rapporti sessuali è in calo per la prima volta dopo la Seconda Guerra Mondiale. Pare che le notifiche dei social media abbiano sostituito addirittura gli orgasmi perché il rilascio di dopamina è praticamente identico.
Dall’altro lato, va detto che Tinder  – la celeberrima app per incontri –  e tutte le altre piattaforme simili, stanno cominciando a creare interazioni tra sconosciuti prima semplicemente impossibili. Sempre più individui che non si sarebbero mai incontrati e seduti al tavolo di un bar, instaurano rapporti interpersonali che variano dalla famigerata ONS (“One Night Stand” – il rapporto occasionale e non reiterato) alla frequentazione senza impegno, fino a intense relazioni che, sempre più spesso, sfociano nella convivenza o addirittura nel matrimonio.

In questo turbinio di scapoli e zitelle, tuttavia, sempre più single popolano le metropoli. Milano ne è un fulgido esempio. Così cresce la domanda di amanti meccanici. Circuiti e cavi invece che membra e muscoli per sostituire il flirt casuale con l’amante perfetto; o per innamorarsi di un automa. Ma con la diffusione dei Sex Bot  – i robot a scopo di ricreazione sessuale, nascono nuovi interrogativi. E dato che le domande sono la parte più interessante di ogni riflessione – diamoci dentro.

Sex robot
Sex Robot

Primo: l’atto sessuale con un robot può essere considerato un atto sessuale vero e proprio? Sembrerebbe più vicino all’atto biblico di Onan, che per evitare la nascita di un figlio indesiderato praticava l’amplesso per puro piacere e non per il fine della procreazione. In questo caso, dunque, staremmo parlando di un amplesso vero e proprio – sebbene diretto al mero piacere.

Oppure il rapporto con il Sex Bot sarebbe da considerare come un atto di masturbazione – considerando che la macchina in questione è un oggetto creato ad hoc per il piacere dell’utente. Ma, in tal caso, sarebbe davvero un atto da condannare, come affermava Kant? Il filosofo di Königsberg era convinto che qualsiasi azione che utilizzasse il corpo come una macchina – per esempio la masturbazione – fosse deprecabile a priori! Uno spreco di seme; un atto  simile a quello del suicida che con un solo gesto distrugge la vita…

Sex dolls
Sex Dolls

Comunque la sostanza non cambia: un atto sessuale è tale anche senza lo scopo di generare nuova vita. Sorge allora un altro quesito: cosa definisce un accoppiamento? Due esseri della stessa specie che provano piacere insieme, a prescindere dall’obiettivo finale? Ma se questi robot, che sono praticamente identici a noi (ne ho parlato qui, a proposito del concetto di Uncanny Valley), non si possono effettivamente distinguere superficialmente da un essere umano, come possiamo non considerarlo un atto sessuale con tutti i crismi? E, a questo punto, la domanda da un milione di dollari:

Si potrà perdere la verginità con un robot? 

Come dicevo, dipende se lo consideriamo un atto sessuale – allora sì – o se lo riteniamo un trastullo solitario – allora no. Comunque sia, dalla risposta a quest’ultima provocazione – che ritengo non banale – potranno derivare alcune soluzioni al male di vivere di molte persone sparse per il pianeta. Perché le macchine vengono create per aiutare l’uomo, e aiutare chi non riesce a trovare qualcuno con cui soddisfare gli istinti più primitivi che ci accomunano non è secondario.

Anzi, potrebbe addirittura prevenire la morte di altri innocenti, vittime sacrificali del rifiuto come vessillo esistenziale.

Venuto involontariamente al mondo nel 1990, inquieto per natura, mi definisco un “Umanista 4.0”. Laureato in Storia e Filosofia, ora mi occupo di scienza a 360 gradi, con una particolare passione per la Robotica e l’Intelligenza Artificiale, collaborando per Radio 24, Linkiesta e Triwù.

Lascia un commento

*