Vita spericolata di Albert Spaggiari di Giorgio Ballario

Il personaggio sembra uscito da una sceneggiatura cinematografica e infatti il cinema gli ha già dedicato due film, uno diretto da José Giovanni nel 1979 e l’altro da Jean-Paul Rouve nel 2008. Solo che, stavolta, in ambo i casi, gli sceneggiatori anziché romanzare la storia per renderla più appetibile al pubblico, hanno dovuto condensarla per farla rimanere entro le due ore di spettacolo.

Albert SpaggiariDi Albert Spaggiari, nato nelle Hautes-Alpes da una famiglia di immigrati italiani il 14 dicembre 1932 e morto dopo 12 anni di latitanza a Belluno l’8 giugno 1989, per molto tempo, in Italia, hanno scritto solo i giornali, trattandolo più o meno come un fenomeno da baraccone. Poi, da qualche anno, è scoppiato un reale interesse per la sua figura, grazie all’impegno di diversi intellettuali come Tomaso Staiti di Cuddia, Massimo Fini e altri, tra cui il redattore della Stampa e valido giallista Giorgio Ballario, che di Spaggiari ha scritto addirittura una biografia, Vita spericolata di Albert Spaggiari (Idrovolante Edizioni). Questo mentre altri editori si sono messi in cerca delle sue opere narrative, prima tra tutte Le fogne del Paradiso, uscito con Oaks Edizioni nel 2016.

Quindi, possiamo farci già un’idea del personaggio. Se è morto latitante, doveva per forza essere un delinquente, su questo non ci piove. Ma non era un delinquente qualunque, bensì uno che scriveva libri. Un tipo alla Edward Bunker, magari?

Fuochino. In fondo, Spaggiari è un francese e anche la Francia ha avuto i suoi importanti delinquenti-scrittori. Senza andare a scomodare Villon, basterebbe ricordare, tra i contemporanei, Henri Charrière, il mitico Papillon, che al cinema ha avuto il volto di Steve McQueen. Ecco, se penso alla rocambolesca evasione con cui si sottrae alla giustizia e alla triste circostanza per cui entrambi sono morti della stessa malattia, cancro alla gola, per certi versi Spaggiari ricorda Charrière. Ma, per altri, è agli antipodi.

Senza odio, né violenza, né armi

Charrière, nel 1931, finì condannato ai lavori forzati alla Caienna per un omicidio (di cui si dichiarò sempre innocente) e riuscì ad evadere al nono tentativo dopo 12 anni di reclusione. Spaggiari fece della frase “Senza odio, né violenza, né armi” il suo motto ed evase, nel 1977, dopo soli 5 mesi di reclusione, mentre lo stavano ancora interrogando sulla sua principale impresa criminale, la Grande Rapina di Nizza dell’estate precedente. Per l’esattezza, scappò direttamente dalla stanza in cui il giudice istruttore Richard Bouazis lo stava interrogando, saltando giù dalla finestra. In questo, fu facilitato dalla decisione del giudice di tenere i poliziotti fuori della stanza durante gli interrogatori perché, senza averne il permesso, finivano per spifferare tutte le rivelazioni e le confessioni agli amici giornalisti, senza permesso. Quando si dice la fortuna…

Dustin Hoffman e Steve McQueen in Papillon, film del 1973 diretto by Franklin J. Schaffner.

Ritorniamo alla Grande rapina di Nizza, l’impresa per cui Spaggiari si è conquistato un posto di tutto rilievo nel Pantheon dei criminali più famosi. Avviene nel luglio del 1976 ai danni della “Société Générale”, una delle maggiori banche cittadine, ed è ispirato dalla lettura (un bravo scrittore deve essere sempre prima un buon lettore e Spaggiari non fa eccezione) di un romanzo dell’americano Robert Pollock, un autore oggi dimenticato. Ma, se qualcuno mastica di bancarelle e mercatini, questo romanzo è uscito anche in Italiano, Giallo Mondadori numero 1345 del 10 novembre 1974, con il titolo Il più bel colpo della mia vita, e vale davvero la pena di cercarlo!

Il bottino avrà il valore di parecchi miliardi di lire del tempo, sarà inquantificabile con precisione perché derivato dallo svuotamento di cassette di sicurezza in cui c’era custodito veramente di tutto, compresa un bel po’ di roba di cui i proprietari preferiranno non denunciare la scomparsa per non mettersi nei guai. La banda che Spaggiari mise insieme – una variegata Armata Brancaleone di esperti delinquenti marsigliesi e di ex terroristi suoi amici – ha impiegato settimane per scavare lungo 3 km e mezzo nelle fogne e sfondare le barriere che proteggevano il caveau, poi ha trasportato fuori tutto quello che poteva. C’erano talmente tante cassette di sicurezza che, pur in 48 ore di lavoro ininterrotto, ne sono state aperte solo una minima parte . Quindi si sono divertiti a scrivere il motto del loro capo sul muro “Senza odio, né violenza, né armi” (come non pensare anche all’attuale serie spagnola La casa di carta?), a usare vassoi e zuppiere di valore come water closet in mancanza di servizi e a incollare sulle pareti decine di foto pornografiche ritraenti parecchi personaggi della haute société nizzarda, evidentemente saltate fuori da qualcuna delle cassette aperte.

La serie spagnola “La casa di carta”

Un po’ di sospetti preesistenti su di lui e sui suoi complici, con l’aggiunta di qualche opportuna soffiata del “canarino” di turno, portano i poliziotti ad arrestare Spaggiari alla fine di ottobre, mentre torna a Nizza da un viaggio in Giappone. Lui regge bene gli interrogatori fino a un certo punto, quando poi minacciano di arrestare anche sua moglie Marcelle che non c’entra niente, lo drogano (dice lui), così finisce per farsi scappare qualche ammissione e infine una vera confessione. Però non è una confessione qualunque, dato che non fa i nomi dei suoi complici ma si limita a descriverli con dei soprannomi, dicendo di conoscerli solo superficialmente. E soprattutto le spara grosse, sempre più grosse, tanto che a un certo punto giudici e poliziotti cominciano a domandarsi se non stia prendendoli per i fondelli. Nel marzo dell’anno dopo, la sua evasione porrà fine a queste confessioni che però riprenderanno in forma ancora più romanzata con la pubblicazione dei suoi libri.

L’unica cosa più o meno certa è che Spaggiari il colpo non lo ha concepito e attuato inseguendo il miraggio di un facile arricchimento. Quello che gli interessava più di tutto era l’avventura, l’impresa, la sfida. Se poi insieme all’adrenalina arrivava anche un malloppo, tanto meglio.

Intanto, dopo l’evasione, si è nascosto in casa di una donna italiana, Emilia De Sacco, affascinante e benestante, che si è prestata a tenerlo, inizialmente, solo perché le avevano detto che era uno scrittore, una specie di poeta maledetto bohémien. Comunque, l’apprendere la verità sul suo conto non fece una grande differenza, così Emilia divenne la sua compagna e se lo portò in Italia, in Veneto, a casa dei suoi parenti.

In seguito, Spaggiari proseguirà la sua latitanza in Sudamerica, specialmente in Brasile – dove si fece operare dal chirurgo plastico Ivo Pitanguy, senza grandi risultati – e in Argentina, poi in Spagna.

Albert Spaggiari

Tornerà in Italia solo negli ultimi tempi, ormai malato, per morire in casa della famiglia di Emilia. Da morto, tornerà in Francia in modo rocambolesco come tutti i fatti della sua vita: Emilia e sua madre, insieme ad alcuni amici, lo vestirono e lo acconciarono in modo che sembrasse vivo e passarono la frontiera in macchina, tenendolo seduto sul sedile posteriore come se nulla fosse. Lo lasciarono poi davanti alla casa di sua madre, a Hyéres. Sarà quindi sepolto nel cimitero della sua città natale.

Il libro di Ballario racconta tutto questo con un ritmo che non annoia mai, ma anche altro: perché, già prima del colpo di Nizza, Spaggiari si era lasciato alle spalle un bel po’ di vicende memorabili. Orfano giovanissimo di padre, fuggì dal collegio per unirsi al suo idolo Salvatore Giuliano in Sicilia, fu scoperto e rimpatriato con foglio di via. Arruolato nei paracadutisti – non è un caso che sia evaso saltando proprio da una finestra… – fu combattente in Indocina, poi congedato e ri-arruolato nell’OAS, l’organizzazione terroristica che pretendeva di impedire l’indipendenza dell’Algeria dalla Francia.
Coinvolto in un goffo e improbabile tentativo di assassinare Charles De Gaulle, reo di aver permesso che l’Algeria diventasse indipendente, poi per alcuni anni lavoratore apparentemente rispettabile – titolare di uno studio fotografico – ma in realtà sempre in contatto con delinquenti di ogni risma e con terroristi specialmente di destra, ma senza disdegnare neanche quelli di sinistra (era un nazionalista di simpatie fasciste ma aveva anche un debole per gli anarchici), specie dopo la contestazione del ’68, che lo appassionò moltissimo.

Insomma, questo Spaggiari è quello che sembra ma anche molto altro. E’ un personaggio che riflette a pieno tutte le contraddizioni del suo tempo, una sorta di delinquente idealista che vorrebbe fare una rivoluzione, ma non la fa perché sa contro chi deve combattere ma non sa insieme a chi deve farla e per quali precise ragioni. Un uomo che non si può certo ammirare ma che, rispetto a tanti delinquenti e arruffapopoli che oggi si spacciano per rivoluzionari, appare di una statura umana e morale enorme, oltre che di una coerenza esemplare, quanto meno nel mettere sempre la propria faccia in tutte le sue imprese, senza ricorrere ad alcuno scaricabarile e senza mai fare il martire.

Classe 1964, insegnante di liceo, autore di un piccolo successo editoriale (Il giardino sommerso, Lettere Animate, 2017) e di altre opere di narrativa, collaboratore di Cronache Letterarie e di Vanilla Magazine; amo i misteri e i gialli, sia quelli veri sia quelli inventati, con preferenza per quelli dimenticati e soprattutto quelli introvabili: vedi la mia rubrica su Cronache Letterarie.

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