Olive Kitteridge. Una sigla che vale ogni dettaglio

Un romanzo di Elizabeth Strout vincitore del premio Pulitzer nel 2009. Una miniserie in 4 puntate prodotta ed interpretata da Francis McDormand per HBO nel 2015. Un caso di trasposizione felice che avevamo già discusso qui, ma che ora vogliamo riprendere per parlare di ciò che completa l’ottimo lavoro televisivo: la sigla.

Scheda tecnica:

Creative Director: Garson Yu
Art Director: Synderela Peng
Editor: Michael Lane Parks
Director of Photography: Alex Pollini
Cinematographer: John Robson
Designers: Synderela Peng, Edwin Baker, Cecilia Fletcher
Compositors: Ilgi Candar, Gregory Jones
Additional Photography: Aaron Weldon, Keith Downey

Producer: Matthew Morgenthaler
Set Designer: Karyn Gabrielsen

Olive Kitteridge racconta molte storie in una. Il filo conduttore è rappresentato dalla visione della vita della protagonista, Olive appunto. Un’anziana  insegnate di matematica del Mane dal carattere burbero e dal giudizio severo. La vita vista dai suoi occhi è composta da un lungo elenco di piccole cose che acquistano un valore speciale nella routine della quotidianità. Attraverso le cose piccole e semplici del quotidiano, il romanzo della Strout ci restituisce, oltre alla vita dei personaggi coinvolti nella narrazione, anche uno spaccato di vita americana sincera e vera.

La genuinità delle cose minime, l’esperienza data dall’età vissuta in un piccolo centro abitato, la relazione d’amore con il marito, gentiluomo inguaribile e antitesi dell’imperfetta Olive, vengono tradotti, nei titoli di testa della serie tv, da una cura molto speciale al dettaglio, in tutte le sue sfaccettature.

Il lavoro è commissionato alla FX Networks, sotto la guida creativa di Synderela Peng e Garson Yu. Nel momento della commissione, nessuno in studio conosce la storia di Olive. Ma, dopo averla letta, non ci è voluto molto perché le direttrici creative si appassionassero al personaggio e decidessero di mettersi all’opera per le loro proposte di stile.

Il mondo di Olive è fatto, sì, di piccole cose, ma piccole cose speciali. In gran parte, cioè, si tratta di elementi che provengono dalla natura e dall’ambiente che fa da sfondo alla vita di paese. Per questo, nelle loro prime proposte creative, il team si concentra su dettagli ambientali, sebbene con stili di presentazione diversi. Uno dei primi concept proposti, viene definito  “Earth Art Frozen in Ice” e vuole cogliere la lentezza, se non proprio l’immobilità della vita in vecchiaia, ben descritta dal romanzo.

olive kitteridge concept 1
“Earth Art Frozen in Ice” concept – Fonte: @artoftitles

Connesso a questo, vi è un secondo concept che concentra la propria attenzione sui fiori, così amati e curati da Olive. Questo concept, denominato “Shattering Flowers”, cerca di esprimere, attraverso un’esplosione di colori, il mutamento nella vita dei personaggi e le loro problematicità spesso nascoste alla vista.

Olive Kitteridge concept 2
“Shattering Flowers” – Fonte @artoftitles

Abbandonando la natura, ma concentrandosi sull’idea di vita in miniatura vissuta dai protagonisti, le creative propongono un terzo concept denominato appunto “Miniatures”, ma che viene scartato praticamente subito dal committente.

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“Miniatures” – Font @artoftitles

Appare subito chiaro, dopo i primi scambi con il cliente, che la strada della concentrazione su alcuni dettagli che evolvono nella sigla sia interessante e debba essere perseguita. Ma, evidentemente, concentrarsi solo sugli elementi naturali non è particolarmente efficace. Ed è così che il team dei creativi comincia a lavorare a diverse ipotesi isolando degli oggetti uno ad uno per vedere come dare loro vita autonoma, ma anche un senso che possa dare origine ad un immaginario collettivo unitario.

Così nascono le scene iniziali in cui un donuts, che Olive odia mangiare con lo zucchero, viene alleggerito dalla polvere bianca che diventa parte di un’altra composizione che ci ricorda l’importanza dei farmaci nella vita di Olive: lei, infatti, ha sposato un farmacista ed è perennemente depressa. Ogni scena della sigla vive ed evolve agganciandosi in parte al carattere della protagonista e in parte alle sue abitudini. Ciò che ci viene restituito è un quadro quasi impressionista di una realtà contemporanea dai colori spesso spenti. Un ritratto fedele non solo al romanzo e alla serie tv, ma anche al clima emotivo ispirato dalla storia.

Che dire? Chapeau!

Semiologa del testo multimediale, Project manager e Consulente di marketing strategico. Insegna per passione, scrive per dedizione, progetta per desiderio.

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