L’incredibile cena dei fisici quantistici

Tutti sanno che una cosa è impossibile,
poi arriva uno che non lo sa e la fa.
Albert Einstein

L'incredibile cena dei fisici quantisticiC’era una volta, tanto tempo fa in un Paese lontano lontano (insomma, il Belgio non è lontanissimo, ma tutte le favole iniziano così!), un ricco industriale che si chiamava Ernest Solvay. Lui e il suo amico svedese Albert Nobel erano due mecenati e volevano dare un serio contributo al progresso scientifico.
E così “uno creò i famosi premi [vedi qui] i più ambiti in tutti i campi e di cui sappiamo tutto, l’altro organizzò i ritrovi dei fisici più importanti, di cui pochi conoscono le storie”.

Il primo di questi ritrovi si svolse nel 1911 e da allora, con l’unica interruzione dovuta alle due Guerre Mondiali, i Congressi Solvay si svolgono ogni tre anni, a Bruxelles, in autunno. L’ultimo sulla fisica c’è stato nel 2017.

L’incredibile cena dei fisici quantistici parla del 5° congresso Solvay, che si svolse il 29 ottobre del 1927 ed è rimasto nella storia perché fu durante quella cena che si gettarono definitivamente le basi della fisica quantistica, destinata a stravolgere completamente la società contemporanea. La fisica conosciuta fino al quel momento, che dai primi del Novecento in poi sarà definita “classica”, si basava sul metodo scientifico e sull’indagine dei meccanismi della natura, dalla quale si dedussero poi principi di meccanica, termodinamica e gravità… la buona vecchia mela di Newton.lklk

Il principio di indeterminazione di Heisenberg

Invece, agli albori del XX° secolo, il fisico Max Planck iniziò a studiare la teoria dei quanti, che fu poi sviluppata in quello che è noto (già, chi è che non lo conosce…) come il principio di indeterminazione di Heisenberg, il quale asserisce che è impossibile conoscere simultaneamente con precisione sia la posizione che la quantità di moto di una particella.
Quello che viene usato come esempio è il paradosso del gatto di Schrödinger che afferma che, chiuso il gatto in una scatola insieme a un apparecchio che FORSE rilascerà una sostanza radioattiva, non è possibile sapere con certezza se il gatto è vivo o morto finché non si apre la scatola.

Oppure, più semplice ancora, se si fotografa una pallina da tennis nel momento in cui sta oltrepassando la rete si sa, proprio perché la foto “gela” l’attimo, dove sta la pallina, ma NON si può assolutamente sapere con precisione dove sarà l’attimo dopo. Ora, se questo è perfino funzionale alla partita di tennis, e fa la differenza tra Roger Federer e gli altri tennisti, a livello microscopico – o per meglio dire quantico – questo stravolse completamente il sistema scientifico fino ad allora usato. Ed è la base della nostra realtà contemporanea.

La mia spiegazione della fisica quantistica si ferma qua. 🙂

Alla cena erano presenti 29 scienziati, tra cui una sola donna, Marie Curie

17 di loro avevano, o avrebbero, preso il Nobel per la fisica, o la chimica. Gli aneddoti su di loro, i pettegolezzi sugli assenti, la spiegazione delle varie manie è quello che, nel libro di Gabriella Greison (fisica anche lei) rende questi personaggi un po’ più vicini a noi, a partire dalla star della serata, il nostro Albert Einstein.

Einstein era un lupo solitario, il suo genio gli rendeva difficile lavorare in squadra, il suo passatempo preferito pare fosse fare in continuazione ipotesi di qualsiasi tipo e cercare di verificarle. Era una specie di creatore continuo di enigmi per il puro divertimento di usare il cervello in tutte le sue potenzialità.

Ernest Solvay organizzò i ritrovi dei fisici, noti come Congressi Solvay, che si svolgono ancora ogni tre anni a Bruxelles

Lui fu l’unico a credere da subito alla teoria di Plank che, con la sua genialità, prese in mano e migliorò, proponendo di “considerare la luce costituita da quanti di energia, oggi noti con il nome di fotoni, e studiarla così”. La cosa pazzesca è che a quella cena ognuno parlava la sua lingua. Non tutti conoscevano quella degli altri, ciononostante si capivano alla perfezione senza interpreti. Ora è vero che parlavano principalmente di formule matematiche, ma dovevano pur introdurle. Ho trovato affascinante la capacità e la forza di questi concetti astratti, a cui anche loro faticavano a dare un senso, che però metteva i commensali in grado di comunicare.

Se c’è un appunto che devo fare a questo interessantissimo libro, è che sono stata in parte tratta in inganno dalla sinossi e ho creduto che fosse una storia della cena che avesse sullo sfondo la teoria dei quanti. Invece il libro, raccontando nei dettagli i presunti dialoghi intorno a quel tavolo, evidenzia i differenti punti di vista degli scienziati, ma come se il lettore fosse un habitué dalla fisica quantistica. E’ stato un libro molto impegnativo, diciamo, non proprio da lettura domenicale o da ombrellone!!

La ricetta

Ed è stata impegnativa anche la ricetta collegata a questo post: come potrete immaginare, il livello delle portate di una cena di gala dei primi del Novecento, presenti anche i Reali del Belgio, era piuttosto lontano dai nostri gusti e dalle nostre abitudini. E vale sia per la quantità che per gli ingredienti e le combinazioni, anche perché l’influenza francese era giocoforza potentissima.

La singola portata fa da introduzione al capitolo, ma non c’è alcuna spiegazione. Con mio sommo disappunto, la cena è veramente solo il pretesto per le elucubrazioni dei nostri cervelloni.

Si inizia con i potages, una vellutata e un brodo chiarificato, si continua poi con un filetto di sogliola ai tartufi, agnello arrosto, sformato di funghi champignon, fagiano arrosto con composta di albicocche (evidentemente lo sformato di fughi era calcolato tipo il nostro sorbetto al limoneJ), terrina di foie gras con insalata Mimosa, bomba gelato, frutta. Immagino anche caffè e liquori ma non sono elencati.

Mi attirava l’idea di (farvi) provare i Filet de sole à la Royale, ma poi sono andata a googlare la ricetta e di fronte alla combinazione sogliola-madera-tartufo-besciamella non ce l’ho fatta.
Per cui eccovi un più contemporaneo sformato di funghi, anche se le temperature oggi sono ancora da anguria!

Sformato di funghi

Patate 350 gr
Funghi (champignon, porcini, misti, insomma quelli che vi piacicono di più) 300 gr
Pangrattato un cucchiaio
Formaggio Asiago 100 gr, cubettato
1 uovo
1 spicchio d’aglio
Un cucchiaio di prezzemolo tritato
2 cucchiai d’olio
Burro
Sale

Per prima cosa lessare le patate, poi sbucciarle e schiacciarle ancora calde, mettendole in una ciotola abbastanza grande. Fatele intiepidire leggermente poi unite l’asiago, le uova e il prezzemolo. Aggiustate di sale. Mentre si lessano le patate soffriggete l’aglio nell’olio, poi levatelo e aggiungete i funghi tagliati a pezzetti. Trifolateli badando che tutta la loro acqua evapori. Una volta cotti aggiungeteli al miscuglio di patate.
Imburrate e cospargete di pangrattato degli stampini singoli da soufflé e versateci il composto.
Cuocete in forno caldo a 180° per circa 45 minuti se nello stampo unico, circa 30 se negli stampini singoli, fino a che in superficie si sia formata una crosticina.

 

Napoletana di nascita e romana per scelta, da sempre sono innamorata della cara vecchia Inghilterra. Lavoro nella produzione cinematografica e da che ho memoria sono appassionata di cucina e passo quasi ogni momento libero spignattando e infornando a più non posso. Cinefila e profondamente gattara, vivrei in un autunno perenne con libri e tè.

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