Casa Howard ancora sotto i riflettori. Storia di un lungo successo

Ci sono gesti che aprono squarci sulla vita interiore delle persone e dell’umanità in genere, come un bacio appassionato sintomo di una passione fugace, ma intensa. Ci sono oggetti che si rivestono di significati più ampi e profondi, come una guida turistica simbolo di conformismo e vuota rispettabilità. E poi ci sono i luoghi che sono vivi, con una loro oscura volontà che trascende il tempo e le umane convenzioni.

casa howardI romanzi di Edward Morgan Forster sono costellati di questi elementi apparentemente banali, ma, in realtà, rivelatori. E se in Camera con vista e Passaggio in India l’azione si svolge per lo più nelle esotiche cornici di Italia e India, garantendogli quindi un’evidente distanza spaziale e culturale dalla madrepatria, in Casa Howard tutto si svolge entro i confini della Gran Bretagna.

La grandezza dello scrittore è tutta in questa scelta: lo sguardo ravvicinato si fa più acuto, quasi chirurgico, andando a scavare oltre la commedia, là dove appare la “vita vera”. Tutto il romanzo è costruito su questa dicotomia, tipica di Forster, che Virginia Woolf, sua amica e come lui membro del cosiddetto “gruppo di Bloomsbury”, definisce come “il conflitto fra le cose che importano e le cose che non importano, fra la realtà e la falsità”. Un contrasto che, mai come oggi, appare fondamentale portare alla luce e analizzare, quando ci troviamo circondati da profili social e selfie che sembrano sempre più maschere della commedia dell’arte piuttosto che identità personali, uniche, irriproducibili e per questo meravigliose.

Forster ha il dono di mostrare la realtà profonda delle cose come attraverso un velo sottile: non ha bisogno di esplicitare, non servono grandi eventi o dichiarazioni eclatanti.

“In pubblico chi esprime l’invisibile in termini adeguati? E’ la vita privata che porge lo specchio all’infinito; sono i rapporti personali, questi soli, che accennano a una individualità che è al di là della nostra visione quotidiana”.

Sotto la superficie increspata da biglietti da visita e lettere, pranzi e gite in automobile emerge così la malinconica bellezza delle relazioni umane, che qualche volta funzionano e qualche altra no. Ma Forster non offre soluzioni, perché la vita è un continuo evolversi, non ha inizio né fine ma in essa si avvicendano tendenze contrastanti. In effetti, la dicotomia attorno cui ruota Casa Howard finisce con l’annullarsi non in una persona, ma in un luogo, la casa del titolo, che, in quanto tale, ha il privilegio di trascendere gli accidenti umani.

Howards End
La residenza degli Howard nella trasposizione filmica del 1992, diretta da James Ivory – Photographer: Laurie Sparham

Il conflitto di cui parlava la Woolf è incarnato da due famiglie che, dapprima semplici conoscenze di viaggio, diventano sempre più legate. Da un lato i Wilcox, attivi, indipendenti, orgogliosi rappresentanti di una classe medio-alta che manda avanti il Paese con il suo attivismo affaristico. Dall’altra gli Schlegel, metà tedeschi metà inglesi, acculturati rappresentanti di una classe media cosmopolita che per la vita attiva e gli affari nutre un interesse quasi antropologico, ma superficiale.

Questi mondi, quasi inconciliabili, dapprima si scontrano per via di un bacio fra la più giovane delle sorelle Schlegel, Helen, e il più giovane dei figli dei Wilcox, e poi nell’improbabile amicizia fra la signora Wilcox e Margaret Schlegel, la capofamiglia. Margaret è una giovane donna indipendente, piena di idee e di opinioni ma capace di adattarsi e confrontarsi col mondo, mentre Ruth Wilcox è una donna d’altri tempi, evanescente, a sua agio solo nel giardino della sua casa, Casa Howard appunto. Lei ne vede la bellezza e il suo essere radicata nella terra e, quindi, in qualche modo eterna, una casa che come un’isola resiste all’espandersi della città verso la campagna. Ma tutto questo non viene esplicitato, la Wilcox lo sente fortemente ma non sa spiegarlo. Non è un’intellettuale come Margaret, capace di vedere la…

“natura caotica della nostra vita quotidiana, e di quanto questa differisca dalla ordinata sequenza fabbricata dagli storici. La vita reale è piena di falsi indizi e di indicazioni che non conducono in alcun luogo. Con infinito sforzo, prepariamo i nostri nervi per una crisi che non viene mai”.

Joseph Quinn interpreta Leonard Bast

Nella sua vita, alcune crisi, in realtà, ci saranno. Dopo l’infatuazione di sua sorella Helen per il giovane Wilcox, sarà determinante l’incontro con il signor Bast, un giovane impiegato che cerca di tirare avanti per sposare una donna più grande di lui, rovinata da un altro. Leonard Bast ha degli slanci che lo innalzano sopra la sua condizione, ma gli manca la cultura per comprenderli e sottrarli al conformismo. Le Schlegel prendono a cuore il suo caso e cercano di aiutarlo affidandosi ai consigli del signor Wilcox. Dall’incontro fra queste tre realtà apparentemente distanti deriva una sequenza di conseguenze inattese, spiacevoli, eppure non prive di poesia e senso, perlomeno agli occhi assennati di Margaret, così diversi da quelli appassionati, ma confusi, di Helen.

C’è molto da dire a favore di questo romanzo, così legato al suo tempo eppure estremamente moderno nelle sue implicazioni.

La nitida intelligenza di Margaret, il suo conoscere bene se stessa e il non procedere nei rapporti umani guidata da illusioni, ma dal desiderio di “connettersi”. Tutto la rende un personaggio in qualche modo femminista. Senza bisogno di particolari slogan, prende le sue decisioni autonomamente; asseconda il marito quando lo ritiene opportuno e lo sfida irrevocabilmente quando la sua sicura morale e fedeltà agli affetti lo pretendono. Così come Helen d’altro canto, che segue il suo istinto, inciampando e rialzandosi con una scrollata di spalle per procedere oltre senza curarsi delle aspettative sociali, rigettando pretendenti e viaggiando da sola per l’Europa.

Trovo quindi estremamente opportuno che sia stato fatto un nuovo adattamento di Casa Howard, molto distante dalla versione di Ivory del 1992 la quale pur vantando giganti come Vanessa Redgrave, Emma Thompson e Anthony Hopkins, non rendeva giustizia alle sottili sfumature del romanzo.

La miniserie in 4 puntate, coprodotta da BBC One e dal network americano Starz, è stata magistralmente scritta da Kenneth Lonergan (autore e regista di Manchester by the Sea) e girata non a caso da una donna, Hettie Macdonald, troviamo un cast assolutamente perfetto. A partire da Hayley Atwell (che forse i più ricorderanno come l’agente Carter amata da Capitan America) e Matthew Macfadyen (il Darcy di Orgoglio e Pregiudizio di Joe Wright), che affronta con la consueta sensibilità l’ingrato compito di rendere più umano il rigido Henry Wilcox. Da notare poi il piacevole ritorno di Julia Ormond nei panni di Ruth Wilcox, di cui trasmette tutta la fragilità ed estraneità al mondo, e quello di Tracey Ullman che interpreta la zia delle Schlegel, inglese fino al midollo eppure così comprensiva verso le peculiarità delle nipoti.

Le sorelle Schlegel: Margaret, interpretata da Hayley Atwell, ed Helen, interpretata da Philippa Coulthard
Le pagine di Forster respirano sul piccolo schermo

Margaret dirà ad Helen:

“In tutto il mondo uomini e donne si tormentano perché non possono svilupparsi come dovrebbero. […] altri vanno ancora più lontano, e si muovono completamente al di fuori dell’umanità. Un luogo, come una persona, può carpire l’ardore. […] Differenze…eterne differenze, piantate da Dio in una stessa famiglia, perché vi possa essere sempre colore; dolore forse, ma colore nel grigio di ogni giorno”.

Ecco, il colore è quello che emerge da Casa Howard, più sfumato ma leggibile nella serie e più profondo e vibrante sulla pagina, e di sicuro non potrete che esserne arricchiti se lo farete entrare nella vostra vita.

Prima di approdare alla Minerva Auctions, sono stata assistente in una galleria d'arte a Via Margutta, guida turistica e stageur fra musei, case d’asta e la rivista ArteeCritica. Vivo circondata dai libri, vado al cinema più spesso di quanto sia consigliabile e viaggio appena posso.

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