La Scuola Medica Salernitana

Questo articolo fa parte di un blog tour organizzato da Thriller Storici e Dintorni, blog e gruppo Facebook molto attivo. In pratica si legge un libro e poi, ogni blog che partecipa al tour, approfondisce un aspetto di cui si parla. Il romanzo è Sangue due volte rosso di Gabriella Grieco e lo ha letto il nostro esperto di gialli Roberto Cocchis che qui ci racconta della Scuola Medica Salernitana. Venite a scorprire questa antica e prestigiosa scuola, attiva dal X al XIX secolo, che dava ampio spazio alle donne medico.
Donne medico della Scuola Medica Salernitana

Sangue due volte rosso di Gabriella Grieco (edito da Il seme bianco nel 2017) è un romanzo esoterico ambientato in una città dalle antiche tradizioni in cui è facile riconoscere Salerno. Nei primi capitoli ci sono alcuni riferimenti a un’antica e prestigiosa scuola medica, che chiaramente rimandano alla Scuola medica salernitana.

La Scuola è stata attiva per quasi un millennio, ma soprattutto durante il Medioevo. I primi documenti che ne trattano risalgono al X secolo circa e la sua soppressione si deve al regno di Gioacchino Murat all’inizio del XIX. I primi studi su di essa risalgono già alla seconda metà del XIX secolo e si debbono al patologo irpino Salvatore De Renzi (1800-72) che alla Scuola dedicò un saggio storico e una imponente raccolta (5 volumi) di documenti originali.

Gli studiosi datano la sua “età dell’oro” nel periodo tra il XII e il XIII secolo, ossia prima dell’affermazione dell’Università di Napoli, fondata nel 1224 da Federico II. Di questo periodo, le testimonianze scritte sono ricche e variegate. Non altrettanto si può dire dei due secoli precedenti, di cui è rimasta una documentazione piuttosto frammentaria, tale da far ipotizzare ad alcuni storici che a quel tempo non esistesse una vera e propria “scuola medica salernitana” ma diverse scuole mediche legate alle istituzioni ecclesiastiche, che solo verso la fine dell’XI secolo si sarebbero riunite in un’unica “schola” con un’organizzazione ben definita.

Farmacia medievale
I due aspetti fondamentali della “schola”

Caratteristica fondamentale di questa “schola” appare la sua apertura a tutti i contributi possibili, come risulta da due suoi aspetti fondamentali. Il primo è l’ampio spazio riservato alle donne tra i praticanti dell’arte medica, caso non raro ma nemmeno tanto frequente per quei tempi. Il secondo è il mito su cui si fonda la scuola stessa, quello dell’unione cooperativa tra quattro medici di diversa origine: un ebreo, un arabo, un greco e un latino.

Sicuramente, la presenza di una folta comunità ebraica in città ebbe un ruolo importante nel determinare la struttura gerarchica della scuola, il cui modello fu appunto la yestivah (accademia) ebraica. Agli arabi si devono tutti i più importanti progressi della scienza sperimentale in quel periodo ed è certo che, sia attraverso i traffici commerciali, sia con l’occupazione di alcune aree, la loro cultura penetrò notevolmente nell’Italia del Sud, lasciando una importante eredità di civiltà e tecnologia. E’ stata l’abitudine a una maggiore apertura mentale degli arabi, eredità del pensiero di Avicenna, che ha contribuito al passaggio dalla mentalità più pratica ed essenziale della Scuola dei primi tempi a quella teorica e speculativa dei secoli successivi.

La contrapposizione tra medicina ippocratica e medicina galenica

L’influenza della cultura greca e di quella latina si palesa nella doppia natura della medicina antica che in realtà è evidente ancora oggi: si tratta della contrapposizione tra medicina ippocratica e medicina galenica. Come ci spiega Shervin Nuland, chirurgo e storico della Medicina, nella sua Storia della Medicina (pubblicata in Italia da Mondadori), Ippocrate e Galeno avevano due approcci ben distinti al problema della malattia. Ippocrate si concentrava maggiormente sulla visione quanto più particolare e soggettiva possibile del singolo “malato”, mentre Galeno puntava ad affrontare la “malattia” attraverso i segni di questa, nel modo più generale e oggettivo possibile.

La Scuola Medica Salernitana. Trotula de Ruggiero.
“De passionibus mulierum ante in et post partum” del 1544, è il lavoro più famoso di Trotula de Ruggiero

In Ippocrate, dunque, il primo medico era sempre il malato stesso, mentre in Galeno il malato rappresentava un semplice oggetto di indagine. Da ciò, la diversa impostazione terapeutica. Ippocrate attento a ricreare, attraverso comportamenti virtuosi, quell’equilibrio naturale del corpo che, una volta turbato, aveva determinato l’insorgenza della malattia; e Galeno, invece, tutto impegnato a combattere direttamente i sintomi e a monitorare assiduamente le risposte della malattia stessa alla terapia, in modo da calibrare via via quest’ultima.

Nella scuola medica salernitana era uso servirsi di entrambi gli approcci, ma in momenti ben distinti. La mentalità ippocratica veniva trasmessa sia agli operatori, sia ai pazienti, sia ai cittadini in generale, attraverso una serie di aforismi eleganti e facili da memorizzare, il cui scopo era quello di abituare le persone a prevenire le malattie, attuando quella che oggi chiameremmo in linguaggio tecnico “profilassi”. Come Ippocrate, i medici salernitani ritenevano che le buone abitudini facessero ammalare di meno e vivere più a lungo, e quindi le esaltavano come veri e propri interventi sanitari, che chiunque poteva attuare su se stesso.

La mentalità galenica appare invece evidente dalla enorme quantità di contributi sperimentali che la scuola produsse soprattutto nei suoi migliori secoli di attività, riguardanti ogni campo della medicina terapeutica, dalla farmacopea alla chirurgia. In altri termini, finché il paziente era sano, per farlo rimanere tale, dominava Ippocrate; quando però cadeva malato, per guarirlo subentrava Galeno.

Trotula de Ruggiero, la più importante donna medico del Medioevo
La Scuola Medica Salernitana. Rotula de Ruggiero.
Trotula de Ruggiero

La scuola medica salernitana produsse una grande quantità di testi, attività essenziale se si pensa che questi svolgevano un ruolo di primo piano nella preparazione degli studenti, proprio come avviene oggi. Vi fu però un’evoluzione nel tipo di testi prodotti: nei primi tempi, si usava soprattutto tradurre in Latino documenti redatti in altre lingue (Greco, Ebraico e soprattutto Arabo); successivamente prevalse la redazione di testi originali basati su esperienze e ricerche; infine presero il sopravvento opere di carattere generale, orientate a formare una “filosofia” della professione medica.

Figure di spicco dei primi tempi sono Giovanni Plateario, fondatore di una dinastia di medici insieme alla moglie Trotula de Ruggiero, la più importante donna medico del Medioevo. Quindi ci sono l’arcivescovo Alfano e Costantino l’Africano, forse un arabo convertito, sicuramente giunto da Tunisi, che svolse soprattutto un’intensissima attività di traduttore. Successivamente sono da segnalare Giovanni Afflacio, Ursone, Matteo e Giovanni Plateario junior – figli di Giovanni senior e Trotula – Bartolomeo da Salerno.

La libertà e apertura mentale della Scuola è dovuta anche al fatto che, in questi secoli, Salerno fu prima sotto il dominio degli Altavilla e poi sotto quello degli Svevi, ossia case regnanti che non erano affatti sottomesse al volere dei papi e che anzi tennero il bigottismo il più lontano possibile dalle loro corti. Tuttavia, i rapporti tra le case regnanti e la scuola di medicina non furono sempre idilliaci, perché i nobili salernitani erano sempre un po’ turbolenti e i re guardarono alla città con un certo sospetto.

L’imperatore Federico II
Federico II

La fama della Scuola era un po’ appannata e, forse a causa delle tante energie spese per le attività nei secoli precedenti, non era possibile mantenere gli stessi livelli, quando Federico II intervenne legislativamente in modo da permetterle di rilasciare lauree dello stesso valore di quelle prese nelle università. Il curriculum richiesto, sia per laurearsi, sia per accedere al ruolo di docente, era piuttosto impegnativo e la disciplina per ottenerlo era decisamente rigida. Forse il “dirigismo” di Federico era troppo in anticipo sui tempi e può darsi che finì per essere l’elemento che diede la decisiva spinta alla decadenza della scuola medica salernitana. Tuttavia, le buone intenzioni dell’imperatore non sono in discussione.

Successivamente, specie sotto Carlo d’Angiò, la scuola vivrà ancora momenti di splendore, ma non paragonabili a quelli dell’età dell’oro. E, comunque, anche dopo la sua chiusura, dopo che Murat avrà revocato l’autorizzazione a rilasciare lauree, lascerà una eredità culturale importantissima per tutta la scienza medica d’Occidente.

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Classe 1964, insegnante di liceo, autore di un piccolo successo editoriale (Il giardino sommerso, Lettere Animate, 2017) e di altre opere di narrativa, collaboratore di Cronache Letterarie e di Vanilla Magazine; amo i misteri e i gialli, sia quelli veri sia quelli inventati, con preferenza per quelli dimenticati e soprattutto quelli introvabili: vedi la mia rubrica su Cronache Letterarie.

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