Graphic design e comunicazione.
Un binomio perfetto

La comunicazione visiva, oggi, la fa da padrona. E’ sotto gli occhi di tutti e non possiamo più fare a meno di confrontarci con questo fatto. Ma come si sviluppa un progetto di comunicazione visiva? Lungi dall’essere un’operazione semplice, necessita di grande preparazione. Vediamo un po’ meglio perché.

“Complicare è facile, semplificare è difficile. Per complicare basta aggiungere, tutto quello che si vuole: colori, forme, azioni, decorazioni, personaggi, ambienti pieni di cose. Tutti sono capaci di complicare. Pochi sono capaci di semplificare”.

Bruno Munari

Il progetto, per definizione, è la proposta di un lavoro da eseguire, o di un’azione da compiere. Nell’etimo del termine, il latino proièctus, leggiamo l’azione di “gettare avanti”. Il progetto quindi è ideazione e visione dell’azione che ne seguirà. Nella parola troviamo insita l’intenzione, lo scopo, ma anche il tempo, la scadenza entro la quale realizzarlo. C’è il qui e ora, e il futuro.

stuart ash
Stuart Ash Illustration, cover of Canadian magazine Science Affairs. 1968/69

Ideare un progetto di comunicazione è una sfida. Innanzitutto con se stessi. Poiché si mettono a frutto le proprie competenze tecniche e si attinge a quel bagaglio di conoscenze, esperienze, vissuto che ogni creativo porta con sé e che è piacevolmente costretto a riempire con film, mostre, viaggi, libri, fotografie, immagini, incontri, pensieri, e tutto ciò che può fornire stimoli all’immaginazione. Ma progettare la comunicazione è una sfida anche perché richiede una conoscenza degli attori coinvolti nel processo, di quei destinatari che dovranno recepirlo e decodificarlo, e dell’emittente/committente di cui il designer della comunicazione diventa braccio operativo e consulente.

 

Il plusvalore di un progetto grafico.

Il progetto grafico è un’azione di comunicazione e come tale può essere analizzata, ma soprattutto deve essere analizzata per come è ideata, tenendo conto di chi dice cosa, a chi, attraverso quale canale, con quale effetto. La scelta del linguaggio adatto, di forme, stile, colore, lettering, immagini, proporzioni, spazi, conduce e deve condurre ad una decodifica rapida, immediata, non-mediata da un ragionamento. Se dietro al progetto grafico c’è pensiero, tempo e riflessione, nel momento del suo impatto con il destinatario tutto ciò deve tradursi in una comprensione immediata. 

Per questo motivo, una cosa da troppi sottovalutata è il fatto che chi comunica deve sapere di più. Più di chi riceve la comunicazione, più di chi la commissiona. Tendiamo naturalmente a sottovalutare questo fatto e giudichiamo ciò che vediamo semplicemente in base ad un impatto emotivo. Tutto ci sembra immediato e facile da interpretare, non ci soffermiamo quasi mai a pensare che il creativo che è dietro all’elaborazione di quella immagine, aveva già previsto tutto e aveva studiato nei minimi dettagli la nostra reazione, partendo da uno studio profondo.

E così, mentre apparentemente l’obiettivo che il designer si prefigge per il suo progetto rappresenta un limite alla sua creatività, in realtà i limiti imposti dal mestiere fanno emergere la potenza espressiva, l’immediatezza del linguaggio, che si raggiunge attraverso una progettazione accurata.

La comunicazione grafica fa parte della nostra quotidianità, la arricchisce di visioni senza tuttavia volerla invadere. Progettare una comunicazione visiva significa partire da un input esterno per poi tradurlo, attraverso tecniche e creatività, in un output che è qualcosa di diverso dalla somma degli elementi di partenza. Il salto compiuto ha una soggettività, un’impronta che viene dalla sensibilità del designer.

Saul Bass designer

La parola scritta è immagine. Il progetto è un tentativo di sintetizzare un discorso.  Per questo la riflessione sul carattere, unità minima della struttura comunicativa, è un elemento centrale del progetto grafico. In particolare quando diventa firma, monogramma, abbreviazione composta dalle iniziali in genere di nomi propri. Studiare i caratteri significa studiare i fondamenti della grafica nel loro valore estetico-formale ma anche semantico. L’alfabeto nella grafica è forma e sostanza. Perché le parole prendono forma e diventano parte della veste grafica. La lingua si traduce in pensiero passando attraverso l’immagine, sia per quanto riguarda il concetto richiamato alla mente, il significato, sia per quanto concerne l’espressione della forma grafica.

La stampa ha standardizzato il disegno dei caratteri, che conserva come obiettivo fondamentale la leggibilità, quella leggibilità che si può perdere quando la lettera riflette se stessa, diventa texture e fa emergere il suo essere immagine.

Clement Marin – Lettering Studio

In definitiva appare chiaro come nel progetto grafico ogni scelta debba essere meditata e motivata perché esso sia in realtà fruito nel modo più naturale possibile.

Sociologa, si occupa di comunicazione e pubblicità come docente e consulente per aziende ed enti pubblici. Dal 2001 è docente a contratto prima di Teoria e Tecnica della Comunicazione Pubblicitaria e in seguito di Pubblicità e Strategie di Comunicazione Digitale all’Università degli studi di Macerata. Dal 2011 insegna presso Poliarte Accademia di Design di Ancona. Ha pubblicato: con Francesca Arienzo, Sarò brief (2016), Il volto delle sirene (2013), Comunicare l’università (2010), con Daniele Pittéri Archeologie della pubblicità (2003).

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