Bodyguard e Jack Ryan. Tra tensione e sospetto, due serie promosse a pieni voti

Un uomo assopito si risveglia. Sta viaggiando in treno. Seduti vicino a lui due bambini: i suoi figli. L’uomo si guarda intorno, il treno arriva in stazione. Lo sguardo dell’uomo si sofferma su un uomo sulla banchina: sta parlando al cellulare, poi chiude la chiamata e butta il cellulare nel cestino più vicino prima di montare sul treno.

L’espressione dell’uomo si fa torva e la nostra tensione sale improvvisamente alle stelle. Qualcosa di terribile sta per accadere e il giovane padre è l’unico ad essersene accorto. Perché, come scopriremo subito dopo, quello è il suo mestiere: lavora per la Metropolitan Police ed è una guardia del corpo, addestrato a vedere i pericoli prima di tutti gli altri.

Fin dalla sequenza di apertura, Bodyguard, la serie targata BBC e Netflix, viaggia sul filo della tensione e del sospetto. E’ costruita sapientemente, come un thriller di Hitchcock, ma meno cerebrale e più approfondita, come vuole la tv. Eppure, nonostante alcune scelte di sceneggiatura forse rassicuranti e alcuni momenti un po’ improbabili – si veda una sparatoria con cecchino nel cuore di Londra – non ha davvero nulla da invidiare al buon vecchio Hitchcock.

Innanzitutto può contare su un protagonista carismatico e di grande sensibilità come Richard Madden che, dopo essersi fatto trucidare in Game of Thrones come Robb Stark, aver indossato gli accollati panni del Principe di Cenerentola ed essere diventato Cosimo de’ Medici nella prima stagione de I Medici,  ha finalmente ottenuto un ruolo da protagonista assoluto. E che ruolo!

Richard Madden – protagonista assoluto di Bodyguard

Il suo David Budd è un personaggio complesso che, se interpretato da altri, avrebbe potuto risultare più prevedibile. Madden, invece, ne affronta con naturalezza le molteplici sfumature: l’affidabilità minacciosa della guardia del corpo, la vulnerabilità del reduce di guerra con sindrome da stress post-traumatico, il rancore verso chi l’ha mandato in guerra senza preoccuparsi delle conseguenze, la fragilità del marito in crisi in cerca di qualcuno con cui condividere la propria solitudine. Se ne sono giustamente accorti ai Golden Globes, che lo hanno candidato a Miglior attore in una serie drammatica, mentre la serie stessa è candidata come Miglior serie tv drammatica. 

Dopo aver sventato un attentato, Budd viene promosso a guardia del corpo del Ministro degli Interni britannico Julia Montague (Keeley Hawes, veterana della tv inglese), una donna autoritaria interamente votata alla carriera. Nel corso delle sei puntate di Bodyguard, lo spettatore si trova catapultato in lotte di potere e intrighi politici senza arrivare mai a capirne fino in fondo la portata, condividendo solo in parte il punto di vista del protagonista. Come Budd, anche noi osserviamo le riunioni di gabinetto al di là di una parete di vetro, e quello che ci viene mostrato non è mai sufficiente a capire la sincerità dei personaggi. Del resto lo stesso David Budd è un personaggio ambiguo: ha i suoi demoni personali, ma non è chiaro fino a che punto ne sia dominato. Davvero non sa nulla più di noi sugli attentati alla vita di Julia Montague?

Ed è proprio in questa ambiguità che risiede gran parte del fascino della serie. La confezione è intrigante: ritmi perfetti, montaggio intelligente, luci fredde e opprimenti tanto quanto le ombre dense delle notti in cui Budd e la Montague riescono a parlarsi al di là dei rispettivi ruoli. La tensione è costante, nel corso delle puntate impariamo a tenere gli occhi aperti su ogni dettaglio, esattamente come fa una brava guardia del corpo. Restiamo sempre vigili e diffidenti. Alla scalata al potere si affiancano le indagini sui terroristi e gli attentati, ma, alla fine, a contare più di ogni altra cosa sono i drammi personali, le motivazioni dei personaggi, i colpi di scena e l’intrigo. 

E se poi si preferiscono le indagini complesse e il filone sul terrorismo internazionale, c’è un’altra piattaforma che ci ha consegnato un ideale contraltare a Bodyguard: sto parlando di Amazon Prime Video con il suo adrenalinico Jack Ryan.
Sviluppato in sedici episodi è il primo adattamento per il piccolo schermo di uno dei personaggi più sfruttati dal cinema, l’analista della CIA creato dalla penna di Tom Clancy. Dopo essere stato interpretato da attori del calibro di Alec Baldwin, Harrison Ford, Ben Affleck e Chris Pine, qui assume le umanissime sembianze di John Krasinski. Come il David Budd di Bodyguard, anche Jack Ryan è un reduce dell’Afghanistan che ha perso vari compagni sul campo, ma a differenza di Budd, Ryan si è arruolato per patriottismo e non per sbarcare il lunario. E già in questo particolare si evidenzia tutta la distanza, anche culturale, fra le due prospettive, quella americana e quella britannica: da un lato gli ideali, la convinzione anche ingenua di essere nel giusto, dall’altra l’ambiguità e la crisi dei valori.

Jack Ryan è un analista, segue il denaro e da lì, secondo il vecchio adagio, arriva ad individuare una minaccia concreta e insolitamente organizzata. Il suo capo, intuendo le potenzialità della visione arguta e non convenzionale di Ryan, lo trascina fuori dalla sua dimora nel vasto mondo: Medio Oriente, Parigi, Turchia. Nel mentre, si sfiorano temi delicati come l’immigrazione, gli strascichi della guerra al terrore iniziata sotto Bush jr, la difficile integrazione di chi è fuggito da zone conflittuali e cerca di farsi accettare ed integrare nell’Occidente. Il tutto condito da una dose ben calibrata di azione e dramma, interpretazioni sentite e un pizzico di romance, che non guasta mai.

Bodyguard
e Jack Ryan sono due serie diverse sotto tanti punti di vista, eppure hanno entrambe il merito di interrogarsi sul presente e di mostrarne tutti i chiaroscuri, mostrandoci una società in cui  non ci sono più valori certi e dove, e questa almeno è una buona notizia, dominano figure femminili forti, di spessore, non convenzionali: un ministro spregiudicato ma intelligente che accetta il confronto con l’altro, una madre di famiglia che si ribella al marito terrorista e difende con tutti i mezzi a sua disposizione il futuro dei propri figli, convinta che non si debbano ripetere sempre gli stessi errori.

Se è vero che dietro ogni grande uomo c’è una grande donna, sia Bodyguard che Jack Ryan ci restituiscono, insieme a un intrattenimento ad alto tasso di tensione, anima ed intelligenza, figure femminili interessanti quanto gli eponimi protagonisti.

Quindi preparate i popcorn e trovate qualche ora di tempo durante queste vacanze di Natale, perché ne vale davvero la pena! 

Prima di approdare alla Minerva Auctions, sono stata assistente in una galleria d'arte a Via Margutta, guida turistica e stageur fra musei, case d’asta e la rivista ArteeCritica. Vivo circondata dai libri, vado al cinema più spesso di quanto sia consigliabile e viaggio appena posso.

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