Cucinare un orso.
Incontro con Mikael Niemi

Mikael Niemi è un grande narratore svedese che ha raggiunto il successo con Musica rock da Vittula. Il suo ultimo romanzo Cucinare un orso è ambientato nell’estremo nord della Svezia, al confine con la Finlandia, nella seconda metà dell’Ottocento, e racconta la vita di Laestadius, il carismatico pastore che ha fondato un rivoluzionario movimento spirituale. Romanzo storico e di formazione, vi troviamo un allievo e un maestro che è un investigatore, un po’ come ne Il nome della rosa. Il punto di vista è quello di un giovane, un bambino, che all’inizio non sa né leggere, né scrivere ed è un vero e proprio ragazzo selvaggio. Il tutto inserito in una trama gialla. Abbiamo incontrato Niemi nella Nuvola, dove è stato intervistato da Giordano Meacci.

Mikael Niemi
Io vivo nel piccolo paese di Pajala – ci sono tornato diversi anni fa e tuttora vivo lì – e la casa dei miei era a soli 150 metri da quella di Laestadius. Anche da bambino vedevo spesso il luogo in cui è morto nel 1861. Il libro Musica rock da Vittula inizia proprio lì vicino. C’è ancora una statua fuori dalla casa del prete e lui, con il suo sguardo severo, ancora osserva gli abitanti del villaggio. Ha i capelli molto lunghi per cui sembra una specie di George Harrison.
Laestadius è molto famoso in quei luoghi e io volevo scriverne da sempre. Ma ci sono già tanti libri su di lui: biografie, romanzi, libri scientifici di botanica, o altro. Allora come potevo scrivere un altro libro su questo personaggio? Finché non mi è venuto in mente di fargli trovare un cadavere nella foresta. Mi è sembrata un’idea così folle che sono scoppiato a ridere e poi ho cominciato a scrivere. Fin da subito mi era chiaro che non volevo raccontare la storia dal suo punto di vista perché è una persona troppo intelligente, troppo in alto. Allora ho avuto l’idea di raccontare la storia attraverso Jussi, il suo discepolo.

Giordano Meacci
Come ha fatto per mettere nel suo romanzo tutto quello che già si sapeva di Laestadius?

Mikael Niemi
Come ho detto è stato scritto moltissimo su di lui e sono anni che io studio il personaggio. In realtà anche mia madre era una grande studiosa di Laestadius ed è venuta a mancare proprio mentre stavo scrivendo questo libro. Lei era una guida turistica e ne parlava a quelli che venivano a Pajala; era veramente molto appassionata di questo personaggio. Quando è morta sono andato nella sua libreria e ho cominciato a leggere tutti i libri su Laestadius che lei aveva accumulato nel corso degli anni. Quindi ho continuato lo studio da dove lei lo aveva lasciato. Lei scriveva le sue note su questi libri e li sottolineava, così sono anche riuscito a capire cosa le interessava. Il dolore che ho provato per la sua morte è presente nel libro. Durante il giro di presentazioni in Svezia e anche in Italia, ho portato mia madre con me (ci mostra un salmone d’argento appuntato sulla giacca). Questo apparteneva a lei e tramite questo salmone mia madre mi segue dovunque… e vi saluta. Lei amava molto l’Italia. Ha attraversato l’Italia in autostop nel 1955, ‘56 prima che io nascessi – io sono nato nel ’59 – e ha incontrato un uomo a Milano. Poi ha imparato l’italiano per potergli scrivere. Io ho ritrovato tutte le lettere che si sono spediti. Conosco anche il suo nome ma per discrezione preferisco non dirlo. Potrebbe darsi che sono mezzo italiano.

Giordano Meacci
Nel suo caso la scrittura diventa un modo per recuperare il passato.

Mikael Niemi
Nel nord, dove vivo, non ci sono molti scrittori. Essendo uno dei pochi scrittori del mio villaggio, ho l’obbligo di descrivere la mia gente. Se non lo faccio io, probabilmente non lo farà mai nessuno. Nel mio libro volevo anche cambiare il carattere di Laestadius che è noto per essere molto severo, molto duro e religioso, perché lui era molto più di questo. Ho immaginato come sarebbe stato conoscerlo, farci amicizia: questo è stato il processo che ho seguito nella scrittura. C’è una scena in cui lui va in una sauna finlandese e sono contento di essere il primo scrittore nella storia che descrive Laestadius che va a farsi una sauna finlandese. Con questi personaggi così grandi, la gente tende a dimenticarsi che erano degli esseri umani ed era questo che volevo tirar fuori nel libro. Il primo di novembre a Pajala andiamo sulle tombe dei morti e portiamo tante candele. Io ho messo delle candele sulla tomba di mia madre e di mio padre. Poi ho pensato di andare anche a visitare la tomba del prete, di Laestadius, che non era lontana. Lui e sua moglie sono le persone più famose di Pajala, ma la loro tomba era buia, non c’era nessuna candela. Quindi ho preso una di quelle che avevo messo sulla tomba dei miei, l’ho messa sulla tomba di Laestadius e gli ho detto: “Grazie per l’ispirazione”.

Giordano Meacci
Cosa vuol dire per lei Cucinare un orso?

Mikael Niemi
Io una volta in vita mia ho mangiato la carne di orso. Qualcuno di voi ha mai provato?

Un signore alza la mano…

Mikael Niemi
Mangiarlo mi ha fatto impressione perché l’orso quando sta in piedi assomiglia a un essere umano, è un gigante. La carne è molto scura e anche un po’ dolce e quando mangi carne d’orso è come mangiare la natura stessa, dà forza. Il nonno di mia nonna era un cacciatore di orsi. Era un sami [un lappone] e ha ucciso circa trenta orsi nella sua vita. Lui adorava l’orso. Per lui era sacro, ma nonostante questo lo uccideva. E scrisse anche delle canzoni sull’orso nella lingua tradizionale sami. Esiste ancora una registrazione fonografica dei suoi canti. E’ estremamente affascinante sentire la voce del nonno di mia nonna.

Mikael Niemi ce ne canta un pezzetto.

A suo tempo lui era anche abbastanza famoso e c’erano persone che lo seguivano nella caccia all’orso. Adesso vi insegnerò come si caccia un orso. Bisogna aspettare l’inverno perché l’orso sta dormendo. Solitamente si nasconde in delle caverne sulle montagne. Prima cerchi l’orso e quando ne trovi uno, ti prepari per ucciderlo. Lui utilizzava una stecca appuntita e un fucile con un solo colpo. Potete immaginare questo piccolo sami con il suo fucile che si avvicina alla caverna dell’orso. In queste canzoni viene descritto come avveniva esattamente la caccia. Allora lui mandò avanti il figlio. A quel punto l’orso uscì fuori per mangiarsi il figlio e lui lo uccise, un attimo prima che azzannasse il figlio. Ha avuto successo perché lo ha fatto per trenta volte e suo figlio non è morto.

Domanda di una signora del pubblico
Nel libro Laestadius è raccontato come uno di noi e non solo come il grande pastore e mito del nord. Ma per i suoi fedeli era una figura assimilabile quasi a Gesù. Invece, per come lei lo descrive nella sua vita privata, è un uomo roso dal dubbio che soffre moltissimo. E’ una sua scelta descriverlo così, o è quello che è risultato dalle sue ricerche?

Mikael Niemi
Penso di aver catturato il suo vero carattere. Lui era una persona severa, dura e anche molto arrabbiata. Era soprattutto arrabbiato e critico con se stesso. Per tutta la vita ha combattuto con il suo temperamento molto irascibile. Credo che questo derivasse dal padre che era molto autoritario, si arrabbiava facilmente, beveva e probabilmente picchiava la moglie e il figlio. Se oggi Laestadius fosse stato qui sarebbe stato molto critico nei nostri confronti, ma avrebbe adorato tutte le donne presenti. Aveva un grandissimo amore per sua madre, con lei era tenero e gentile e si è preso cura della sua famiglia. Molte volte è stato per morire per problemi ai polmoni. Ha perso il figlio preferito a causa del morbillo. Nel mezzo della crisi che ne segue conosce una giovane ragazza sami, Maria. Questa persona semplice gli tocca il cuore e lo ispira a fondare il suo movimento religioso. Un po’ come nella religione cattolica, anche nella sua religione si adora la figura di Maria. Nella cultura sami adorano Maria più di Gesù. Prima del Cristianesimo i sami avevano delle divinità femminili ed è un po’ come se avessero trasposto le vecchie divinità femminili nella figura di Maria. Se siete interessati alla cultura sami vi consiglio di venire nel nord della Scandinavia all’inizio di febbraio, in pieno inverno. Nel villaggio di Jokkmokk c’è un mercatino dove potrete vedere da vicino la vera cultura sami. E’ uno dei posti più esotici del nord dove potrete vedere i sami completamente ubriachi. L’ultima volta che ci sono stato erano meno 42 gradi. Di solito però sono meno 20.

Domanda di un signore del pubblico
Come mai nella caccia all’orso il fucile aveva una sola pallottola? Il suo avo aveva un piano B?

Mikael Niemi
Era un vecchio fucile in cui si poteva mettere una sola pallottola. Poi ci volevano cinque minuti per ricaricarlo… a quel punto saresti già morto. Solo una volta io ho visto un orso nella foresta. Sono animali timidi che non si fanno vedere facilmente dagli uomini. Stavo dormendo in tenda con i miei due figli, erano le prime ore del mattino e fuori stava piovendo. Quando sono uscito ho trovato delle impronte enormi di orso a solo cento metri dalla tenda, quindi ci stava osservando.

Domanda del signore che ha mangiato l’orso
Volevo chiederle, per capire se comprare il libro, se c’è anche la ricetta per cucinarlo?

Mikael Niemi
Acqua, sale e tanto coraggio.
ll

Qui finisce l’incontro con questo simpatico scrittore. Vorrei solo aggiungere quello che Niemi ha dichiarato in una recente intervista a La Lettura:

“Qui al Nord la natura è così enorme e impressionante che non può non diventare personaggio. Trascorro molto tempo a caccia di alci e uccelli, vado a pesca e faccio trekking con i miei figli in montagna. Proprio ora c’è un fantastico strato di ghiaccio sul grande fiume Torne, ci pattino per molti chilometri nella breve luce del giorno. Mi sembra di volare, o di ballare su una pista gelata e provo una tale felicità, uno stato di non-mente, di meditazione, di sogno…”

Redattrice in programmi Rai, pubblicista, story editor e producer di serie tv, prima in Rai, poi a Mediaset. Scrivo tanto. Nel 2011 ho creato Cronache Letterarie.

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