Da Black Mirror a House of Cards. Il meglio ed il peggio delle serie tv del 2018

E’ stato un anno denso di nuove uscite e ritorni di fiamma. Essere al passo non è stato facile e di sicuro alcune cose ci sono sfuggite, ma non volevamo lasciarvi senza aver fatto un piccolo bilancio delle serie tv più discusse nel 2018. Ci scusiamo in anticipo per le assenti. Pronti?

Partiamo da un fuori classifica: BANDERSNATCH di Black Mirror

Distribuito da Netflix il 28 dicembre, l’episodio di Natale di Black Mirror sta riempiendo la rete di commenti. Gli utenti sono divisi quasi equamente. Come ogni novità, o si odia o sia ama. Personalmente, ritengo proficua la discussione, ma dovendo dare un voto, non azzarderei più di un 7,5. Poco se parliamo di una serie culto come Black Mirror. La vera novità consiste nel fatto che l’episodio è interattivo. Il protagonista Stefan Butler è un giovane programmatore che, dopo essersi appassionato a un libro, decide di crearne una versione in videogioco. Ogni circa 5 minuti lo spettatore è chiamato a prendere una decisione su come cambiare le sorti della storia. E Stefan sembra accorgersene, visto che ad un certo punto, rischia di impazzire per questo. Un episodio impossibile da spoilerare, visto che ci sono decine di scelte da fare e almeno cinque diversi finali. La storia può durare 40 minuti, così come 2 ore. Per guardare tutte le scene di ogni possibile trama ci vorrebbero quasi tre ore. Cosa ci è piaciuto? Sicuramente il tentativo, che però non è nuovo è viene dopo tutta una serie di esperimenti. Ad esempio in Italia un iperfilm è stato prodotto già nel 2002 per la regia di Luigi Maria Perotti – e si è scontrato con tutti i problemi che un iperfilm manifesta (cosa succede se non guardo il film da solo? Chi decide? Lo snodo gratifica la mia scelta?).
Cosa ci ha deluso? L’autoreferenzialità della puntata – che mette Netflix al centro della storia –  ma, soprattutto, la scelta dei contenuti. Poveri e mirati solo a far funzionare l’episodio, anziché proiettarci in avanti. Come Black Mirror ci aveva abituato a fare.

LE SERIE CHE CI SONO PIACIUTE DI PIU’

Westworld 2
Voto: 9,5

La creatura di Jonathan Nolan e Lisa Joy cresce in maniera vertiginosa dopo la prima stagione. Una grande prova di scrittura – per nulla facile – che ci costringe a rimanere attenti ad ogni passaggio. La serie supera di gran lunga le prospettive del film dal quale prende ispirazione, per spiccare il volo verso l’apertura di un nuovo universo narrativo. L’asse temporale viene completamente destabilizzato dalla storia e questo genera continui colpi di scena.
Fantastico.

patrick-melrosePatrick Melrose
Voto: 9

Non avevamo nascosto qui la nostra attesa. E Benedict Cumberbatch non ci ha deluso. Si cala alla perfezione nei panni di Patrick e lo accompagna durante il suo viaggio dalla Francia degli anni ’60, alla New York degli anni ’80 fino all’Inghilterra del 2000.  Un percorso di redenzione ben scritto e magistralmente interpretato. Chapeau.

the terror

The Terror
Voto: 9

Prodotta da Ridley Scott e ideata da David Kajganich, The Terror si basa su romanzo del 2007 La scomparsa dell’Erebus di Dan Simmons e racconta la storia de La Terror, una delle navi sorelle, capitanata da Francis Crozier, svanita nel nulla dopo essere partita dall’Inghilterra nel 1845, per scovare una rotta commerciale per l’Asia attraverso il passaggio a Nord-Ovest. Una serie spaventosa, ma nello stesso tempo molto umana, che ci racconta la solitudine e lo smembrarsi della memoria e delle menti in una lenta discesa all’inferno. Ben scritta. Fotografia a livelli altissimi.

Kidding

Kidding
Voto: 8,5

Una coppia d’eccezione: Jim Carrey e Michel Gondry, dritti a centrare l’obiettivo. Quello di Kidding è il Gondry più minimalista rispetto a quello di Se mi lasci ti cancello, di 14 anni fa. Grazie ad alcune creature, cioè i pupazzi che accompagnano Mr. Pickles nel suo show e agli scenari dello spettacolo televisivo, Gondry crea uno spettacolo surreale eppure tremendamente reale in cui ironia e leggerezza ci permettono di trattare anche i temi più dolorosi. Una serie malinconica, a tratti drammatica, eppure godibilissima e che ti apre il cuore. Un ottimo lavoro.

hill-house

The Haunting of Hill House
Voto: 8,5

Hill House racconta la storia di una famiglia e di una casa infestata. Di come questa casa abbia portato la morte nella famiglia e ossessionato le vite di chi è rimasto. La serie Netflix diretta da Mike Flanagan racconta gli eventi del passato, alternati a quelli del presente dove i Crane, oramai tutti adulti, hanno cercato di fare i conti con i loro traumi. La serie, neanche a dirlo, fa molta paura. Una paura sottile e che ti sa sorprendere, anche nei momenti in cui sai che il colpo di scena è dietro l’angolo. L’ansia cresce ad ogni episodio ed il finale non delude. Da vedere anche se non siete appassionati del genere horror.

Bodyguard
Voto: 8,5

Anche se con il disturbo da stress post traumatico nelle serie tv stanno un po’ esagerando, Bodyguard è un’ottima serie di sei episodi, targata BBC e Netflix, che viaggia sul filo della tensione e del sospetto ed è costruita come un thriller di Hitchcock (vedi qui la nostra recensione). Malgrado alcuni (rari) momenti un po’ improbabili a livello di sceneggiatura, ci offre l’occasione di rivedere nel ruolo della guardia del corpo che difende il Ministro dell’Interno Julia Montague, il trascinante Richard Madden, resucitato dalle “nozze rosse” di Games of Thrones. Un ottimo prodotto che si iscrive nel filone Homeland e The Americans.

Trust
Voto: 8

Avevo già parlato qui della serie, facendo un parallelismo con il film sul rapimento di John Paul Getty III di Ridley Scott. In questa sede non mi resta che sottolineare che si tratta sicuramente di una delle serie di questo 2018 che mi sento di consigliare a chi l’avesse persa.

The End of the F***ing World
Voto: 8

La serie è un adattamento per il piccolo schermo di una graphic novel di  Charles S. Forsman. Nonostante il contesto in cui si svolge la storia sia drammatico ed a tratti surreale, il tono in cui viene raccontata è leggero. Gli episodi sono molto brevi – durano circa venti minuti – cosa che la rende perfettamente godibile da un pubblico anche molto giovane. La storia di James e Alyssa, i protagonisti, diverte ed esprime al tempo stesso la rabbia adolescenziale e l’incapacità di comunicare tra figli e genitori. Ritmo travolgente. Progetto funzionale ad un pubblico trasversale.

The Romanoffs
Voto: 8

The Romanoffs è una serie ideata da Matthew Weiner, autore di Mad Man, e racconta la storia di individui che credono di essere i discendenti della famiglia reale russa. Contro-corrrente rispetto alle tendenze attuali, The Romanoffs è una serie antologica, i cui singoli episodi si presentano come autonomi e autoconclusivi. Ogni episodio dura un’ora e mezza ed è strutturato praticamente come un film.  Non tutti gli episodi sono entusiasmanti, ma il progetto è molto interessante e indubbiamente ben riuscito.

Mosaic
Voto: 7,5

La serie sviluppata da Ed Solomon (sceneggiatore) e Steven Soderbergh (regista, ideatore e coordinatore del progetto) ruota attorno all’indagine sulla morte di una scrittrice e illustratrice di libri per bambini, Olivia Lake. Mosaic debutta dapprima come videogioco, cioè come esperienza interattiva, in cui il lettore può scegliere il punto di vista dal quale esplorare la vicenda, conducendo la sua indagine personale. Probabilmente questa sua doppia natura condiziona anche la riuscita finale, che, visti gli ingredienti del casting e degli operatori tecnici ed artistici, avrebbe potuto offrire molto di più. Ma indubbiamente si tratta di un prodotto che non passa inosservato.

LE SERIE CHE CI HANNO DELUSO

house of cards 6House of Cards 6
Voto:
4

Di sicuro si tratta della più grande delusione dell’anno. E visto il flop degli ascolti della stagione, direi che non vale solo per me. Una stagione conclusiva senza Frank Underwood, lasciato morire per cause di forza maggiore, coincidenti con gli scandali che hanno travolto la vita privata di Kevin Spacey. Una stagione deludente nei contenuti, piena di colpi di scena eccessivi che non reggono il ritmo della storia. Rimane un altissimo livello nei dialoghi, ma Claire da sola non riesce nell’impresa. E come potrebbe? Una serie che fa degli intrighi e dei complotti della coppia il suo perno, come può reggersi senza coppia? Senza contare l’esagerato desiderio di inserire le quote rosa ovunque, ai limiti del patetico. Una stagione che, nella sua insoddisfazione, spinge addirittura Kevin Spacey a tornare di nuovo in campo. Il 2 novembre, infatti, l’attore ha rilasciato un video on line che, giocando con l’ambiguità del titolo “Let me be Frank” (Lasciatemi essere franco e lasciatemi essere Frank) dichiara di non essersi arreso alle accuse. Staremo a vedere.

 

American Crime Story – L’assassinio di Gianni Versace
Voto: 5

Una stagione che ci offre un punto di vista preciso sugli ultimi giorni di Andrew Cunanan, assassino morto suicida dopo aver mietuto 5 vittime, ultima delle quali lo stilista italiano Gianni Versace. Un omicidio che quando si rievoca, sconvolge l’opinione pubblica ancora oggi, soprattutto perché sembra ancora paradossale il fatto di non essere riusciti a fermare prima la mano di Andrew che agiva praticamente sotto i riflettori. Una storia controversa e non facile da raccontare, per tutto ciò che implica, ma che sicuramente poteva essere raccontata meglio. Con più suspance e meno moralismi.

Il miracolo
Voto: 5,5

Si tratta del debito alla regia dello scrittore italiano Niccolò Ammaniti. La serie, diretta insieme a Lucio Pellegrini e Francesco Munzi, si dispiega lungo otto episodi ed è un dramma, noir ed in parte visionario, avvolto nel mistero, alla ricerca di un equilibrio tra sacro e profano. Davanti ad una statua della Vergine che piange sangue, i protagonisti vivono una vita in bilico tra la ricerca della verità e l’accettazione dell’inspiegabile. A tratti pretenzioso, con un cast talvolta discutibile, nonostante non soddisfi appieno le aspettative dello spettatore, rimane comunque un prodotto italiano da esplorare nelle sue potenzialità.

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