Un giorno questo dolore ti sarà utile di Peter Cameron

Il dolore è necessario, non contingente. Il dolore come possibilità di crescita personale e di sviluppo della coscienza individuale.

E’ questa la riflessione che Peter Cameron ci propone attraverso il suo romanzo introspettivo. Un libro di qualche anno fa, ma sempre attuale perché il senso di inadeguatezza rispetto ad una situazione, ad un contesto, alla società, è in fondo qualcosa che, di tanto in tanto, capita a chiunque. Ed è salutare perché ci consente di apprendere una lezione di umiltà, di adattarci all’ambiente, di sperimentare i nostri limiti e di ricercare soluzioni.

Un giorno questo dolore ti sarà utile

Cameron, classe 1959, si è laureato in Letteratura Inglese a New York nel 1982 e, già l’anno dopo, ha venduto al The New Yorker il suo primo racconto. Ha lavorato per otto anni per il fondo Lambda a tutela dei diritti degli omosessuali. Nel 1986 è comparsa la sua prima raccolta di racconti In un modo o nell’altro (One way or another). Ed è stato subito grande successo.

Le sue storie sono colme di colore e di ironia, a volte perfino barocche.
La sua scrittura risponde sempre a mirabili domande sull’animo umano che danno conto della sua percezione sociale e della sua idea dei rapporti interpersonali, mentre la semplicità stilistica è solo apparente.

Un giorno questo dolore ti sarà utile
 
è considerato dalla critica il suo miglior romanzo. L’autore ha definito James, il protagonista del libro, il personaggio che più gli assomiglia tra quelli da lui ideati, il più vicino al suo modo di vedere le persone e il mondo.
James è un diciottenne alle prese con i drammi dell’adolescenza, ma con i dubbi e le insicurezze che spesso continuano ad aleggiare anche sulle teste degli adulti. Forse per questo è un racconto adatto a tutte le età.

Lo stile di Cameron è asciutto, privo di un lessico altisonante, anche ripetitivo talvolta, come a conferire l’opportuna pesantezza ai pensieri di James che lotta quotidianamente con il senso di inadeguatezza che lo pervade e, progressivamente, lo porta ad una misantropia estrema.
La solitudine diventa quindi un rifugio sicuro, perfino confortante, un modo di indagare nel profondo di sé.

“Volevo solo un posto dove stare solo. Per me è un bisogno primario, come l’acqua e il cibo, ma ho capito che non lo è per tutti. In camera, gli altri sembravano contenti e per nulla infastiditi di non avere mai un momento per sé. Io mi sento me stesso solamente quando sono solo. Il rapporto con gli altri non mi viene naturale, mi richiede uno sforzo. Con i miei mi sento abbastanza a mio agio, ma qualche volta anche con loro sento la fatica di non essere solo”.

Peter Cameron

La fatica dell’essere in relazione con gli altri mi fa venire in mente tutte le implicazioni di quello straordinario ed originale spaccato della filosofia ebraica che, con la filosofia del volto di Emmanuel Levinas, ha toccato l’apice della speculazione sulle possibilità umane di entrare in contatto con l’altro da sé.

Uno sforzo continuo di capire e farsi capire è quello che trapela dal racconto in prima persona di James.
E rimane sempre viva, nel corso della narrazione, la capacità dell’autore di regalarci un viaggio all’interno della psiche umana che a volte sa essere sensibile, empatica, solidale ed altre si mostra invece ostile, fredda, calcolatrice.

Questo ed altro si può trovare in Un giorno questo dolore ti sarà utile: dalla disamina della propria interiorità si passa ad una serrata critica dei valori della società attuale che, ferocemente appiattita sull’omologazione, sputa fuori senza pietà le personalità meno adattabili, spesso condannandole all’emarginazione.

L’introversione così pronunciata e visibile di James lo rende un disadattato agli occhi del mondo e anche a quelli dei suoi genitori che lo obbligano a sottoporsi a sedute psichiatriche che il ragazzo subisce di malavoglia. Questo passaggio evidenzia l’incapacità della nostra società di integrare chi, per indole o per vissuto, non si omologhi ai canoni convenzionalmente stabiliti. E dire che da sempre, le più geniali menti scientifiche, i più grandiosi filosofi, gli artisti più creativi, sono stati  eccentrici, ribelli, molto poco adattati alle regoli sociali.

Non a caso Friedrich Nietzsche asseriva che:

Bisogna avere del caos dentro di sé per partorire una stella danzante.

James si trova ad un bivio. Sta per finire la scuola. Ha una manciata di giorni per decidere il suo futuro.
E’ un ragazzo curioso, intelligente e colto, ma non vuole andare all’università perché rifiuta il rapporto con i coetanei. Che fare? Iscriversi ugualmente, oppure trasferirsi in campagna e coltivare la propria solitudine studiando autonomamente?

Un giorno questo dolore ti sarà utile
Toby Regbo e Stephen Lang nell’adattamento cinematografico del romanzo che è stato fatto da Roberto Faenza nel 2011.

A sprazzi nel libro compare l’unica figura sulla quale James ha sempre contato: la nonna. L’anima bella e protettiva di tutto il mondo da lui conosciuto, la dispensatrice di conforto e saggezza che saprà svelare il significato più profondo di cui Cameron vuol farci dono in questo libro:

“A volte le brutte esperienze aiutano, servono a chiarire che cosa dobbiamo fare davvero. Io penso che le persone che fanno solo belle esperienze non siano molto interessanti. Possono essere appagate, e magari a modo loro anche felici, ma non sono molto profonde. Ora, la tua ti può sembrare una sciagura che ti complica la vita ma, sai, godersi i momenti felici è facile. Il difficile è non lasciarsi abbattere dai momenti brutti. Devi considerarli un dono, un dono crudele, ma pur sempre un dono. E sono convinta che proprio per questo tu sarai una persona migliore”.

Un giorno qualunque dolore abbiamo patito, sopportato più o meno stoicamente e, infine, vinto, ci darà un nuovo “potere” sulla realtà circostante e sul governo di noi stessi: Un giorno questo dolore ti sarà utileovvero l’apologia della sofferenza umana.

Classe 1975, vive a Porto Sant'Elpidio, nelle Marche. Laureata in Filosofia. Atea, liberale, appassionata di letteratura e arte.È docente educatrice presso il Convitto Nazionale "G. Leopardi" di Macerata. Ha insegnato Filosofia, Storia e Psicologia in vari licei. Membro del direttivo dell'Universita' del Tempo Libero di Porto Sant'Elpidio, dal 2010 organizza eventi culturali e convegni su tematiche di attualità.

Lascia un commento

*