Resoconto di Rachel Cusk
Un piccolo romanzo minimalista

Su un aereo per la Grecia c’è una scrittrice inglese diretta ad Atene per tenere un corso estivo di scrittura creativa. Il suo vicino è un greco che viene da una ricca famiglia di armatori e che la porterà sulla sua barchetta. Resoconto è un libro di incontri e conversazioni. Si comincia con l’uomo in aereo, poi la scrittrice incontrerà tutta una serie di persone, amici, colleghi, studenti, in un’Atene estiva bollente.

Come Ryan ad esempio, scrittore irlandese, anche lui insegnante nella scuola estiva e docente universitario, che si è innamorato della Grecia.

Guardando gli irlandesi vedevi secoli di pioggia e patate marce. Doveva ancora combatterla in se stesso, quella sensazione di carne contaminata; era così difficile sentirsi pulito in Irlanda, pulito come si era sentito in America, o come si sentiva lì.

La moglie di Ryan, che come lui è cresciuta tra “umidità e ombra” nel clima fungino d’Irlanda, è allergica al sole, perciò lui ad Atene è solo. Anni prima ha scritto un libro di racconti che ora vede come una vecchia foto sbiadita su un documento che è arrivato il momento di rifare perché non si riconosce più.

E’ come se non riuscisse a ricordare ciò che inizialmente, un sacco di anni prima, l’aveva trascinato verso le parole, benché le parole siano ciò con cui tuttora se la vede. Mi sa che è un po’ come il matrimonio, ha detto. Costruisci un intero edificio su un periodo di passione che non si ripeterà.

Il romanzo riproduce il chiacchiericcio metropolitano (Rivista Studio), parla del senso della vita e si inserisce nel filone: storie di occidentali all’estero. Non ha un tipico arco narrativo, non ha una vera trama.
La protagonista è una scrittrice, una cacciatrice di storie, che vive in un ambiente di scrittori. I personaggi, una volta che entrano in contatto con lei, le spruzzano addosso le loro storie come se uscissero da un tubetto di dentifricio e sono tutte storie minime, di matrimoni e figli, di divorzi, di vite normali e piuttosto infelici.

Il minimalismo è quando i personaggi parlano in maniera concisa e colloquiale di un problema comune, un fatto assolutamente non eccezionale. Ecco come lo descrive il blog Sul Romanzo:

“Raccontate la storia senza molti orpelli, siate parsimoniosi con gli avverbi e rinunciate alle descrizioni dettagliate degli ambienti e dei protagonisti. Bandite infine le introspezioni psicologiche, eppure fate in modo che, attraverso un linguaggio essenziale, affiorino paure, dubbi, domande esistenziali. Concentrate il tutto nello spazio di qualche pagina, stando attenti a prendere una direzione precisa ma allo stesso tempo a non offrire tante risposte. Mettetevi ora dalla parte del lettore, che dovrà sentirsi catturato dalle singole frasi, anche se semplici, da parole che gli capita di sentire ogni giorno, da una narrazione scarna e diretta. Ecco, ciò che ne risulta potrebbe essere l’esempio di un racconto minimalista”.

La scrittrice Rachel Cusk condivide molte cose con la sua protagonista, è nata in Canada ma si è trasferita in Gran Bretagna da piccola, insegna scrittura creativa, ha due figlie ed è divorziata. Dunque si resta sul confine tra autobiografia e fiction, la famosa autofiction, il filone letterario che prospera negli ultimi anni, da Carrère a Knausgård passando per molti altri.

Pubblicato da Einaudi, con traduzione di Anna Nadotti, Resoconto, titolo originale Outline, è il primo volume di una trilogia a cui seguono Transit e Kudos, non ancora usciti in Italia.
Il romanzo è stato molto apprezzato dalla critica. La Cusk è considerata una scrittrice non convenzionale e innovatrice che ha riscritto le regole della struttura del romanzo. Eppure in un’intervista la scrittrice ha dichiarato che si rifiuta di leggere letteratura contemporanea e che resta saldamente ancorata ai classici.

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Devo ammettere che avevo intenzione di parlarne male.

Leggendolo mi sono sentita un po’ come quando si guarda una tela squarciata di Fontana e si dice: “Ma così sono capaci tutti!”. Ho pensato che di romanzi come questo potrei scriverne uno al giorno. E poi non amo i romanzi senza trama. E l’ho sentito anche un po’ freddo. Va bene che i temi trattati siano “adulti”, ma è difficile empatizzare con i personaggi. E poi è un libro passivo, remissivo, un’ode alla passività.

Io, al contrario, ero sempre più convinta dei pregi della passività, e del vivere una vita contrassegnata il meno possibile dall’ostinazione. Si poteva far accadere quasi qualunque cosa, se ci si sforzava abbastanza, ma il fatto di sforzarsi, a mio avviso, era quasi sempre un segno che si stava andando controcorrente, forzando gli eventi in una direzione che di per sé non avrebbero preso, e per quanto si possa asserire che non si combinerebbe mai nulla senza andare almeno in parte controcorrente, in tutta franchezza aborrivo l’artificiosità di tale visione e le sue conseguenze.

Pur essendo in totale disaccordo sulla passività, trovo la sua argomentazione non priva di fascino… e devo ammettere che malgrado tutto, Resoconto mi ha lasciato qualcosa, una sensazione piacevole e non so bene perché, visto che nessuno dei personaggi è particolarmente simpatico. Forse sarà la Grecia che amo tanto… ma mentre pensavo a cosa scriverne, mi restava questa sensazione. E comunque, a differenza di quanto scrive il Guardian, non è un libro difficile.

Redattrice in programmi Rai, pubblicista, story editor e producer di serie tv, prima in Rai, poi a Mediaset. Scrivo tanto. Nel 2011 ho creato Cronache Letterarie.

  1. Sono d’accordo con Tiziana. Non solo questo testo non è difficile ma credo sia anche sopravalutato. Non credo sia così rivoluzionario né dal punto di vista formale né, tanto meno, del soggetto. La scrittura è estetizzante, rotonda, senza sbavature ma anche senza slanci. Fredda, distaccata come scrive Tiziana. Il valore (mi si passi il termine) di questo testo è nel rispecchiare la passività dei tempi, questo lasciarsi andare al fluire della vita quasi senza reagire, l’inconsistenza delle esperienze, il rapporto claustrofobico tra genitori e figli e quello in bilico tra colpevolezza nostalgica e aggressività nel ricordo delle relazioni sentimentali finite. Un certa immaturità di fondo, insomma, nell’approccio alla vita.
    Ma, ripeto, non credo che questo sia un libro rivoluzionario.

    1. Che straordinaria sintesi Roberto!
      Avrei voglia di inserire il tuo commento nel mio articolo perché esprime proprio quello che volevo dire…

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