Più Libri Più Liberi

Dal 4 all’8 dicembre si è svolta, a Roma, Più Libri Più Liberi, la Fiera Nazionale della piccola e media editoria. I visitatori sono stati 52 mila. Erano presenti più di 400 editori con oltre 50 mila titoli. 
Nell’ultimo anno i titoli degli ebook si sono più che triplicati e ora coprono l’1,5% dei titoli. 5900 sono gli ebook in italiano e la loro lettura interessa più di un milione di persone.

Gli occhi gialli dei coccodrilli di Katherine Pancol

Avete presente quei libri che dopo un po’ che ci siete entrati non vorreste uscirne più? Quelli che creano un ambiente e dei personaggi che ti viene voglia di restare lì con loro?
Che magari non sono dei capolavori, ma non vedi l’ora di tornare a casa per andare avanti? E guai a leggerli prima di dormire?
Un po’ come succedeva per Pennac, che avevi l’impressione di vivere in quella famiglia strampalata, con Benjamin e Julie, la madre sempre incinta, le tante sorelle, i fratelli, gli amici e pure il cane epilettico.
Anche Fred Vargas riesce a creare questo effetto col commissario Adamsberg del 13° arroundissement di Parigi; il suo vice Danglard, coltissimo e affettuosissimo padre di cinque figli, alcolizzato; con Camille, l’amore impossibile di Adamsberg, musicista, compositrice, nonché idraulico; e via dicendo.
Perciò mi chiedo se questa non sia una dote tutta francese, ma subito mi vengono in mente altri esempi: quelli dell’inglese Jonathan Coe, o i deliziosi gialli di Alexander McCall Smith, lo scrittore dello Zimbabwe che ambienta i suoi romanzi nel Botswana. La protagonista, Precious Ramotswe, è una signora africana di taglia tradizionale (ciccionissima secondo i nostri canoni), poi c’è anche la sua segretaria con gli occhiali, bruttina ma brillante in tutto, il fidanzato della signora Ramotswe che fa il meccanico, a cui si aggiungono due orfanelli da loro adottati, due assistenti meccanici sfaticati etc. Con tutto quel caldo, la signora Ramotswe e la sua segretaria, la signorina Makutsi, se ne stanno nella Ladies’ Detective Agency N.1 a bersi il tè e abbiamo l’impressione che per risolvere i casi basti parlarne un po’ e aspettare finché gli intrecci si sciolgono da soli.
Poi c’è anche Pedra Delicado, protagonista di un altro giallo, stavolta spagnolo, creato dalla scrittrice Alicia Giménez-Bartlett.
Dunque questo tipo di libri sono spesso gialli, ma non solo. Come si spiega?
In parte succede perché per avere questa sensazione di essere a casa ci vuole una “serie” e molto spesso le serie sono gialle.  Però c’entra anche il fatto che questi romanzi sono pieni di personaggi e di intrecci.
Ma veniamo a noi. Gli occhi gialli dei coccodrilli non è un giallo.
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Butterfly In Sleep di Mazdak Mirabedini

Vado a vedere Butterfly In Sleep, un film iraniano che parla di psicoanalisi. Fa parte di Asiatica, il festival del cinema orientale che si svolge in questo periodo a Roma. Iran e psicoanalisi insieme non hanno un grosso appeal e infatti tutti gli amici, per un motivo o per l’altro, mi danno buca. Alla fine ne arriva uno, quando la sala è già buia, ma fatalmente… si addormenta.
Il regista Mazdak Mirabedini ha 34 anni e ha studiato negli Stati Uniti. Prima di cominciare ci dice che ha già fatto un film noioso, che questo è il suo secondo film, che da 85 minuti è diventato di 65, che spera che non ci annoieremo.
Il film racconta di uno psicoanalista che ogni tre mesi incontra i nuovi pazienti e ne sceglie uno da prendere in cura. Come in un crudele concorso, questi sono al corrente della situazione, sanno che soltanto uno di loro verrà scelto.
Mi chiedo se una simile pratica sia lecita, se questo è successo davvero e se il regista è stato scelto, visto che alla fine ci dice che è stato otto anni in analisi.

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Pourquoi lire?

Leggo perché la vita non mi basta (come diceva Pessoa).
Leggo per evitare di dire sciocchezze alle donne.
Leggo per essere altrove.
Leggo per diventare te.
Leggo perché è la sola attività al mondo che permette d’essere contemporaneamente soli e accompagnati.
Leggo per trasferirmi nella testa di Montaigne.
Leggo perché Flaubert mi parli della malinconia dei transatlantici.
Leggo come Guide scrive Paludi: perché altri mi spieghino perché leggo.
Ecco: leggo perché Montaigne, Flaubert e Gide m’insegnino chi sono.
Leggo perché è una fortuna avere degli interlocutori tanto vecchi: Montaigne 477 anni, Flaubert 189 anni, Gide 141 anni.
Leggo per ascoltare i morti.
Leggo perché Frédéric Berthet mi spieghi perché mi piace far festa.
Leggo per uscire senza uscire.
Ma leggo anche per ascoltare i vivi.
Leggo per non invecchiare.
Leggo per non essere disturbato.
Leggo per non rispondere al telefono.
Leggo per non essere qui ma lì.

Dopo i diritti del lettore – vi ricordate Pennac? – ecco i suoi motivi. Frédéric Beigbeder, giornalista della rivista francese Lire, fa una lista di motivi che qui ho, in parte, riportato. L’occasione è la pubblicazione del libro di Charles Dantzig Pourquoi lire? Dal canto suo Dantzig sostiene che “leggere non serve a niente. Per questo è una gran cosa”.
Be’, la lista si potrebbe continuare…

Last Night di Massy Tadjedin

Mentre eravamo di fuori in fila, aspettando di entrare, un amico ci ha detto che il film aveva avuto pessime recensioni. Stiamo parlando di Last night, il film che ha aperto il Festival internazionale del film di Roma. Perciò mi apprestavo a vedere un’altra schifezza americana dopo Somewhere e Mangia, prega, ama e invece Last night mi è piaciuto e mi ha anche fatto pensare. Scusate, ma ve lo racconto.

Keira Knightley

Lei, Keira Knightly, è una tipa anoressica che quando la vedi in canottiera ti prende un colpo: sembra un ragazzo tisico. Però ha una faccia carina e nel film fa la parte di una ricca, bella e felice, sposata con un tipo anche lui bello e tutto il resto (Sam Worthington, il protagonista di Avatar). I due vanno a una festa e lei vede che il marito è attratto da una bella donna (Eva Mendes) che invece non è per niente anoressica e con cui lui lavora da diversi mesi, senza avergliene mai parlato.
Questo passaggio è reso proprio bene. Si capisce che quei due si piacciono, ma è qualcosa d’ineffabile e impalpabile. E’ il linguaggio muto dell’attrazione. Tornati a casa lei, Keira, gli fa una scenata di gelosia e se ne va a dormire sul divano, dopo che lui, messo alle strette, ha ammesso che l’altra gli piace. Più tardi, lui la raggiunge, le dice che la ama e va a preparare qualcosa da mangiare in una bellissima cucina che sembra quella di un ristorante, piuttosto che quella di una casa. Dopo lo spuntino notturno i due si riappacificano. Ormai per lui è quasi ora di partire per il viaggio di lavoro con la bella collega.
Keira, che è una scrittrice e giornalista free lance, va a fare colazione al bar e incontra un suo ex di passaggio a New York. Lui in realtà è andato lì proprio per cercarla e si capisce subito che tra i due c’è stato qualcosa di speciale. Si capisce che vedendosi provano un’emozione forte e che hanno una straordinaria sintonia. Lui va al lavoro, ma si danno appuntamento per la sera.
Il film si svolge in “tempo reale”. Vediamo in montaggio alternato quello che fa il marito in viaggio e quello che fa la moglie.
La sera, la temperatura dei due rapporti sale e il marito si ritrova da solo con la cubana che lo corteggia, gli chiede se ha mai tradito, se vuole farlo etc. Intanto a New York abbiamo capito che i due sono stati insieme per un periodo non troppo lungo, che è stato bello ma non ha funzionato, che tra loro c’è qualcosa di irrisolto, di interrotto e quindi inesauribile. La loro attrazione reciproca non è mai finita, forse perché il rapporto non è stato vissuto fino in fondo? Non si sa, ma è così per entrambi. Lo prova anche il fatto che lei non ha mai parlato di lui al marito. Insomma abbiamo proprio l’impressione che questi due si amino. Insieme sono deliziosi, anche quando incontrano gli amici di lui che li scambiano, ovviamente, per due fidanzatini. Continua a leggere Last Night di Massy Tadjedin

Cronache letterarie

Jean Claude Izzo

“Scusi, è qui che c’è Izzo?”
“No, Izzo è morto ormai da molti anni…”
La guardo: “Va bene… era una forma abbreviata per dire: “E’ qui che c’è la presentazione del libro di Stefania Nardini: Jean Claude Izzo: storia di un marsigliese?”
Non so se quelli venuti prima di me contassero di incontrare Izzo in carne ed ossa, o se è lei che è troppo pedante e poco “Izziana”. Sì perché non c’è dubbio che lui usasse le parole con grande spregiudicatezza e libertà. Sapeva strizzare le sue frasi per tirarne fuori tutto il senso. Insomma lui mi avrebbe capito.
Alla presentazione del libro, oltre all’ufficio stampa della casa editrice bolognese Perdisapop, sono presenti alcuni giornalisti e intellettuali. Quello che comincia a parlare ha le scarpe di camoscio giallo canarino e ci racconta che ha letto Izzo perché, alla fine di una relazione, lei gliel’ha regalato. C’è da chiedersi se non sia stato a causa delle scarpe…
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Muriel Barbery e… la letteratura è meglio della vita

Muriel Barbery - Auditorium Roma

Ha 41 anni, ha insegnato filosofia e ha scritto due romanzi. Attualmente vive in Giappone, un paese che l’ha sempre affascinata, come lei stessa ci racconta in questo incontro all’Auditorium di Roma. Un avvertimento prima di cominciare: l’autrice non vuole essere ripresa, solo foto, ma niente filmati. Non si tratta di uno strano rituale apotropaico, non teme che l’anima le venga rubata dal diavolo, ma come ci spiega: è perché l’immagine dello scrittore sminuisce il valore delle sue parole. Per questo non va in televisione. Ed è senza apparire in tv che L’eleganza del riccio, il suo secondo romanzo, ha venduto più di un milione di copie in Italia e due milioni in Francia. Negli Stati Uniti, dove per gli autori europei è già un miracolo essere tradotti, ne ha vendute 500 mila.
Perché? Cos’ha di tanto particolare?
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