I migliori libri dell’anno 2017

Pronti per la nostra classifica?
In Italia escono 164 libri al giorno, senza contare il self publishing. C’è bisogno di u
na mappa per orientarsi tra questa moltitudine.
Quali sono i migliori libri dell’anno? L’ho chiesto a scrittori, librai, giornalisti, lettori che hanno tutti qualcosa in comune: una grande passione.

Paolo Morelli, scrittore
Neve, cane, piede di Claudio Morandini pubblicato nella collana Quisiscrivemale di Exorma, è un racconto lungo di montagna, ma anche molto di più. Morandini è un aostano isolato che ha scritto bellissimi libri per case editrici inesistenti come A gran giornate. Questa è la storia di un vecchio pazzo, riassorbito dalla montagna.
Luigi Malerba, Le galline pensierose, edito da Quodlibet, perché la letteratura deve nutrirsi di pensiero e anche saperlo nascondere bene e lui in questo è un maestro.
E poi Esiodo, Le opere e i giorni. E’ come recarsi alla radice di ogni narrazione, un salutare viaggio verso le sorgenti della nostra letteratura. E’ un manuale di sopravvivenza per l’essere umano da che mondo è mondo, quindi ancora di più in questa epoca di passaggio. Mi ha esaltato.  Continua a leggere I migliori libri dell’anno 2017

I migliori gialli del momento
Intervista a Sergio Polimene della Emons

Illustrazione di Yelena Bryksenkova

Sergio Polimene, direttore commerciale della Emons Edizioni, è un grande appassionato di gialli. La casa editrice di recente ha organizzato il festival Krimi, al cinema Nuovo Sacher di Roma, mettendo a confronto autori di gialli italiani e tedeschi. E’ in questa occasione che l’ho intevistato.

Quali sono secondo te i migliori gialli che possiamo leggere in questo momento?
Noi come Emons cerchiamo di portare in Italia il meglio della letteratura noir/gialla tedesca, ma al festival hanno partecipato tanti autori, non solo i nostri. Dei volumi che noi pubblichiamo, io preferisco i gialli più letterari e nella fattispecie due autori: Friedrich Ani, che è un grandissimo autore tedesco. Ani è sempre ai primi posti nelle classifiche e spesso vince il premio per il miglior giallo dell’anno, dedicato alla serie di Süden, il detective che lavora alla sezione “persone scomparse”. Adesso a novembre cominceremo a pubblicare anche la sua nuova serie. Continua a leggere I migliori gialli del momento
Intervista a Sergio Polimene della Emons

L’eredità di Edmund De Waal

Si può dire di conoscere veramente sé stessi senza conoscere la storia della propria famiglia?
Edmund De Waal ha dato una involontaria risposta scrivendo due splendidi libri che si muovono a passo leggero sul confine fra memoir, saggio storico e manuale di storia delle arti minori. Il métissage di generi, spesso forzato e fonte di confusione nel lettore, appare nel suo caso, naturale trasposizione di un flusso di co(no)scienza di sé e della sua famiglia. Non è un caso che abbia visto la luce prima Un’eredità di avorio e ambra, incentrato proprio sulle vicissitudini della sua famiglia di origine attraverso la storia di una collezione, e poi La strada bianca che racconta in parallelo il percorso biografico-professionale di De Waal e la nascita della porcellana in Oriente e in Europa. Di memoria in memoria, di generazione in generazione nasce la consapevolezza sulle sue pagine. Continua a leggere L’eredità di Edmund De Waal

L’amico americano
di Wenders e Highsmith
al Festival del Giallo Tedesco

Nell’intervista che precede la proiezione del film, Wim Wenders racconta com’è nato L’amico americano. Lui adorava Patricia Highsmith e così cercò di acquistare i diritti del suo romanzo preferito. Gli risposero che erano già stati acquistati da uno studio americano. Allora ci riprovò con i diritti del suo secondo romanzo preferito, ma gli dissero che erano già stati presi da uno studio americano. La cosa andò avanti per un po’ e l’ultima risposta la ebbe direttamente dalla Highsmith: “Ho saputo che lei vuole comprare i diritti di tutti i miei romanzi. Venga a trovarmi”. Continua a leggere L’amico americano
di Wenders e Highsmith
al Festival del Giallo Tedesco

L’arminuta
Donatella Di Pietrantonio

“Sto leggendo un romanzo che finalmente mi emoziona come non mi succedeva da tempo” mi ha detto un’amica. “Mi piace, non tanto per la storia, che tutto sommato è banale e prevedile, quanto per la scrittura. Ti è mai capitato che un romanzo ti piaccia più per come’è scritto che per la trama?”
“Be’ ” le ho risposto, “mi capita più spezzo il contrario”.
E’ più facile trovare romanzi con con un bel plot e una scrittura piatta, con una scrittura senza infamia e senza lode al servizio della storia. Quello che mi ha sorpreso in tutto ciò, è che la scrittrice fosse italiana. Poi, nel giro di qualche giorno, un’altra persona, una libraia, mi ha parlato dello stesso libro, proprio negli stessi termini.
A questo punto non ho resistito e ho comprato L’arminuta (in abruzzese “la ritrovata”) di Donatella di PietrantonioContinua a leggere L’arminuta
Donatella Di Pietrantonio

Svegliare i leoni
di Ayelet Gundar-Goshen

Svegliare i leoni. Quali leoni?
Con un titolo enigmatico, l’autrice israeliana Ayelet Gundar-Goshen ci propone il suo secondo romanzo, tradotto in Italia da La Giuntina.
Ayelet in ebraico significa gazzella. E come una gazzella questa giovane scrittrice si muove con una scrittura, ora elegante ora travolgente, ora sognante ora spietatamente realista.
Il romanzo d’esordio di Ayelet Gundar-Goshen dal titolo sempre efficace, Una notte soltanto Markowitch, si rifaceva ai canoni classici della letteratura ebraica sia nel soggetto che nel tono della scrittura. Storie di coloni dal cuore tenero ma capaci di gesti eroici e amori passionali, raccontati con la leggerezza ironica, a tratti onirica tipica di certa narrazione ebraica di ispirazione chassidica.
In maniera inattesa, la scrittrice in Svegliare i leoni rovescia la prospettiva e il linguaggio e racconta una storia reale ambientata in una città periferica e polverosa di Israele… Continua a leggere Svegliare i leoni
di Ayelet Gundar-Goshen

Casa d’altri di Silvio d’Arzo

“E’ di un linfoma che è morto Silvio d’Arzo nel 1952, all’età di trentadue anni… Quando la malattia si è manifestata, aveva al suo attivo alcune raccolte di versi e delle opere in prosa, fra cui un romanzo – niente d’indimenticabile. La vita non gli lasciava che un pugno di mesi di supplizio per produrre il suo capolavoro, il libro che portava in sé senza conoscerne una frase, forse senza neanche sospettarne il tema. Immagino che abbia tagliato i ponti col mondo e si sia sistemato come un trappista per mettere su carta Casa d’altri: sessanta pagine toccate dalla grazia, abbaglianti di semplicità e delle quali è difficile credere che siano state scritte col fiato della Bestia sul collo. Destini solo abbozzati, ma tutti con una portata universale, un suicidio appena suggerito, la cui tragica banalità scuote tutto il senso che sei riuscito a mettere nella tua breve vita spuntata fuori dal nulla. Se ne esce strizzati e gelosi, pronti a dare il proprio regno e non solo, per scrivere un simile libro – e poi ci si torna su, se ne addomesticano le immagini come le curve di un sentiero, le parole come alberi o pietre, e si continua a non capire come un moribondo abbia potuto scrivere tutto ciò”.
E’ quanto dice Emmanuel Venet – medico e scrittore – di Casa d’altri che, se non bastasse, è stato definito da Montale “un racconto perfetto”. Continua a leggere Casa d’altri di Silvio d’Arzo