L’arminuta
Donatella Di Pietrantonio

“Sto leggendo un romanzo che finalmente mi emoziona come non mi succedeva da tempo” mi ha detto un’amica. “Mi piace, non tanto per la storia, che tutto sommato è banale e prevedile, quanto per la scrittura. Ti è mai capitato che un romanzo ti piaccia più per come’è scritto che per la trama?”
“Be’ ” le ho risposto, “mi capita più spezzo il contrario”.
E’ più facile trovare romanzi con con un bel plot e una scrittura piatta, con una scrittura senza infamia e senza lode al servizio della storia. Quello che mi ha sorpreso in tutto ciò, è che la scrittrice fosse italiana. Poi, nel giro di qualche giorno, un’altra persona, una libraia, mi ha parlato dello stesso libro, proprio negli stessi termini.
A questo punto non ho resistito e ho comprato L’arminuta (in abruzzese “la ritrovata”) di Donatella di PietrantonioContinua a leggere L’arminuta
Donatella Di Pietrantonio

Svegliare i leoni
di Ayelet Gundar-Goshen

Svegliare i leoni. Quali leoni?
Con un titolo enigmatico, l’autrice israeliana Ayelet Gundar-Goshen ci propone il suo secondo romanzo, tradotto in Italia da La Giuntina.
Ayelet in ebraico significa gazzella. E come una gazzella questa giovane scrittrice si muove con una scrittura, ora elegante ora travolgente, ora sognante ora spietatamente realista.
Il romanzo d’esordio di Ayelet Gundar-Goshen dal titolo sempre efficace, Una notte soltanto Markowitch, si rifaceva ai canoni classici della letteratura ebraica sia nel soggetto che nel tono della scrittura. Storie di coloni dal cuore tenero ma capaci di gesti eroici e amori passionali, raccontati con la leggerezza ironica, a tratti onirica tipica di certa narrazione ebraica di ispirazione chassidica.
In maniera inattesa, la scrittrice in Svegliare i leoni rovescia la prospettiva e il linguaggio e racconta una storia reale ambientata in una città periferica e polverosa di Israele… Continua a leggere Svegliare i leoni
di Ayelet Gundar-Goshen

Casa d’altri di Silvio d’Arzo

“E’ di un linfoma che è morto Silvio d’Arzo nel 1952, all’età di trentadue anni… Quando la malattia si è manifestata, aveva al suo attivo alcune raccolte di versi e delle opere in prosa, fra cui un romanzo – niente d’indimenticabile. La vita non gli lasciava che un pugno di mesi di supplizio per produrre il suo capolavoro, il libro che portava in sé senza conoscerne una frase, forse senza neanche sospettarne il tema. Immagino che abbia tagliato i ponti col mondo e si sia sistemato come un trappista per mettere su carta Casa d’altri: sessanta pagine toccate dalla grazia, abbaglianti di semplicità e delle quali è difficile credere che siano state scritte col fiato della Bestia sul collo. Destini solo abbozzati, ma tutti con una portata universale, un suicidio appena suggerito, la cui tragica banalità scuote tutto il senso che sei riuscito a mettere nella tua breve vita spuntata fuori dal nulla. Se ne esce strizzati e gelosi, pronti a dare il proprio regno e non solo, per scrivere un simile libro – e poi ci si torna su, se ne addomesticano le immagini come le curve di un sentiero, le parole come alberi o pietre, e si continua a non capire come un moribondo abbia potuto scrivere tutto ciò”.
E’ quanto dice Emmanuel Venet – medico e scrittore – di Casa d’altri che, se non bastasse, è stato definito da Montale “un racconto perfetto”. Continua a leggere Casa d’altri di Silvio d’Arzo

Il punto cieco di Javier Cercas

Quando lo hanno invitato a tenere una serie di conferenze di Letteratura Comparata all’Università di Oxford, Javier Cercas ha temuto che fosse uno scherzo e si è ricordato di quanto gli aveva raccontato il suo editor spagnolo Miguel Aguilar.
“Da giovane Miguel giocava a rugby e, un giorno, uno dei suoi compagni di squadra ricevette la notizia che era stato convocato dalla Nazionale spagnola. Il compagno di Miguel non era un gran giocatore, in realtà era un giocatore fra i tanti, se non uno dei peggiori della squadra, però, superato il primo momento di perplessità, entrò in uno stato di euforia, sentì che finalmente veniva riconosciuto il suo talento di rugbista e trascorse un fine settimana meraviglioso, godendosi quel riconoscimento inatteso; finché il lunedì gli comunicarono la cattiva notizia: non era stato convocato dalla Nazionale, il convocato era un altro, si era verificato uno spiacevole errore”.

Quando Cercas è stato chiamato a tenere delle conferenze che prima di lui erano state affidate a George Steiner, Vargas Llosa e Umberto Eco, ha temuto lo scherzo o l’errore, ma si è preparato come se fosse vero.  Continua a leggere Il punto cieco di Javier Cercas

Tra i diritti del lettore c’è anche quello di buttare i libri dal finestrino
Bentornato Pennac!

Correva l’anno 1992 quando Daniel Pennac venne a Roma per presentare Come un romanzo, un breve saggio in cui enunciava i famosi dieci diritti del lettore: quello di non leggere, di saltare le pagine, di non finire il libro, di rileggere, di spizzicare e così via. Allora stavo facendo la pratica per diventare pubblicista ed essendo un’appassionata lettrice dei suoi romanzi, sono corsa a via Ripetta, dove lo presentava insieme a Domenico Starnone e Stefano Benni. In quell’occasione ci comunicò che avrebbe pubblicato un quarto e ultimo romanzo della saga di Malaussène e poi basta, fine.
E invece no. 22 anni dopo la pubblicazione de Il signor Malaussène, apparso nel 1995, Daniel Pennac sforna Il caso Malaussène (titolo originale Ils m’ont menti), quinto romanzo della serie. Perciò ieri mi sono precipitata alla presentazione alla Feltrinelli di via Appia, a Roma.   Continua a leggere Tra i diritti del lettore c’è anche quello di buttare i libri dal finestrino
Bentornato Pennac!

Breve trattato sulle coincidenze
di Domenico Dara

Un postino riflessivo e solitario non resiste alla tentazione di leggere le lettere che consegna nel paesino in cui vive e dove apparentemente non succede niente. Il postino, tante volte nella vita ha desiderato trasformarsi in un oggetto per spiare l’intimità della gente. “Cosa c’è di male, in fondo, a leggere la corrispondenza altrui?”
Inizia allora ad aprire tutte le lettere che lo incuriosiscono “scoprendo così nella corrispondenza segreta del paese un mondo straordinario in cui tutti sembravano avere una vita parallela fatta di confessioni, segreti, amori, dolori clandestini”.
La lettera che più lo incuriosisce è scritta con una calligrafia che sembra la sua. E’ una lettera d’amore per una donna la cui vita è “stipata tra una pila di piatti lordi e montagne di panni da stirare”. E lo stupore non finisce qui perché questa lettera assomiglia molto a una che lui stesso ha scritto diversi anni prima e che non ha mai spedito.   Continua a leggere Breve trattato sulle coincidenze
di Domenico Dara

Non è un paese per vecchi
e la teoria delle finestre rotte

Mark Powell Envelopes

Mentre Llewelyn Moss va a caccia di antilopi nei territori selvaggi al confine tra Texas e Messico, si ritrova in un posto pieno di cadaveri, dove c’è stato un regolamento di conti tra narcotrafficanti. Moss, un reduce dal Vietnam che vive con la sua giovane compagna in una roulotte, non resiste alla tentazione di prendere la valigetta con un bottino di oltre due milioni di dollari. Non sa in che guaio si sta ficcando perché tutti cominciano a corrergli dietro, a partire da una schiera di ferocissimi narcotrafficanti, seguiti dal killer psicopatico Anton Chigurh e infine dallo sceriffo Ed Tom Bell, che vorrebbe trovarlo prima degli altri per salvarlo.
Non è un paese per vecchi è un thriller, pieno di inseguimenti.  Continua a leggere Non è un paese per vecchi
e la teoria delle finestre rotte