Kitchen Confidential

Oggi parliamo di cucina: allora, prendete 500 grammi di cime di rapa, mezzo chilo di orecchiette, un po’ di cacioricotta pugliese stagionato, olio extra-vergine di oliva, aglio, peperoncino…
No scherzavo, ma avete notato che buona parte dei libri in classifica sono di cucina?
E’ pieno di programmi in cui cuochi, più o meno bravi, preparano manicaretti e riscuotono tutti un discreto successo. La cucina esercita un potere di attrazione primordiale, un richiamo universale. Ci riguarda tutti.
L’accoppiata cucina e narrativa è sperimentata e ha sfornato ottimi film come Mangiare, bere, uomo donna (cucina cinese a Taipei), Il pranzo di Babette (cucina francese in Danimarca), Big Night (cucina abruzzese nell’East Coast), o il più recente Soul Kitchen (cucina dell’animo in Germania). Per non parlare della Grande abbuffata (cucina italo-francese fino all’inferno) e Departures, Oscar come miglior film straniero nel 2008 (cucina giapponese). Nel Cuoco, il ladro, sua moglie e l’amante, ogni sera, il criminale Albert Spica va a cena, con la moglie Georgina e i suoi scagnozzi, nel ristorante londinese “Le Hollandais”, di cui è comproprietario insieme allo chef francese Richard… Greenaway non è mai semplice.
In letteratura Pepe Carvalho brucia i libri nel caminetto e prepara piatti sopraffini, ma prima ancora c’è Nero Wolf che, nella sua casa di arenaria nella 35a strada a New York, coltiva due passioni: le orchidee e la cucina. Le orchidee le coltiva nella serra all’ultimo piano e alla cucina ci pensa Fritz, il cuoco straordinario con cui il geniale ed eccentrico investigatore concorda il menu ogni giorno. E guai se per caso non mangia bene! Parola di Archie Goodwin: il gigantesco investigatore (150 kg.) resta di cattivo umore tutto il giorno.
Poi c’è il commissario Montalbano, anche per lui la buona cucina è una passione, oltre che un ingrediente fondamentale dei suoi romanzi. Ma a differenza del sedentario Nero Wolf, che esce solo se costretto, Salvo Montalbano vive in una casa sul mare e smaltisce le sue scorpacciate di pesce con grandi nuotate. Fin qui solo libri gialli, come se ci volesse un delitto per poi apprezzare la buona cucina.  Continua a leggere Kitchen Confidential

La ragazza dello Sputnik di Haruki Murakami

Nella primavera del suo venticinquesimo anno, Sumire si innamorò per la prima volta nella vita. Fu un amore travolgente come un tornado che avanza inarrestabile su una grande pianura. Spazzò via ogni cosa, trascinando in un vortice, lacerando e facendo a pezzi tutto ciò che trovò sulla sua strada, e dietro non si lasciò nulla. Poi, senza aver perso nemmeno un grado della forza, attraversò il Pacifico, distrusse senza pietà Angkor Wat e incendiò una foresta indiana con le sue sfortunate tigri. In Persia si trasformò in una tempesta del deserto e seppellì sotto la sabbia un’esotica città-fortezza. Fu un amore straordinario, epocale. La persona di cui Sumire si era innamorata aveva diciassette anni più di lei ed era sposata. E come se non bastasse, era una donna. E’ da qui che tutto cominciò, ed è qui che tutto (o quasi) finì.

Così comincia questo romanzo di Murakami che s’interroga sull’amore. Che parla d’amore e di morte e va dritto al cuore. Parte leggero e spensierato, poi ci proietta in un dramma misterioso. Però non è un libro nero, diciamo che è difficile da classificare. Ma forse i libri di questo spiazzante giapponese lo sono sempre.
Figlio di professori di letteratura, appassionato di musica e gatti, ha gestito insieme alla moglie un jazz bar a Tokyo. Appena raggiunto un po’ di successo, ha cominciato a viaggiare in Italia, Grecia e Stati Uniti. E’ a Roma che nel 1987 ha scritto Tokyo Blues: un caso letterario che ha venduto due milioni di copie in un anno. In seguito si è trasferito negli Stati Uniti, dove ha insegnato letteratura, per poi tornare in Giappone. Oltre alla scrittura, Murakami si dedica alla corsa. Ha partecipato a circa venti maratone e corre e si allena tutti i giorni. E’ inoltre il traduttore di alcuni gloriosi americani: Scott Fitzgerald, John Irving e Raymond Carver che considera il suo maestro e mentore letterario. “Le sue opere sono ancorate in una quotidianità che sottilmente esce dai binari della normalità” e “rivelano una forma di surrealismo molto rinfrescante”. Di certo ha una grande capacità di spaesarci.
Un avvertimento prima di continuare: se non avete letto il libro è meglio che prima lo
leggiate perché ne svelerò la trama e cercherò di carpirne i segreti. D’accordo non è un giallo, ma non solo i gialli riservano sorprese.
La storia è raccontata da un amico di Sumire, suo compagno d’università e poi insegnante elementare. A quell’epoca Sumire lottava con tutte le sue forze per diventare una scrittrice. Ma a discapito della totale dedizione e della forte determinazione, non ci riusciva. Sumire era incapace di scrivere alcunché avesse un inizio e una fine.
Quello che scriveva “sembrava un patchwork fabbricato da un gruppo di donne ostinate che hanno tutte gusti diversi e diverse difficoltà e che lavorano insieme in silenzio”. Continua a leggere La ragazza dello Sputnik di Haruki Murakami

Gli occhi gialli dei coccodrilli di Katherine Pancol

Avete presente quei libri che dopo un po’ che ci siete entrati non vorreste uscirne più? Quelli che creano un ambiente e dei personaggi che ti viene voglia di restare lì con loro?
Che magari non sono dei capolavori, ma non vedi l’ora di tornare a casa per andare avanti? E guai a leggerli prima di dormire?
Un po’ come succedeva per Pennac, che avevi l’impressione di vivere in quella famiglia strampalata, con Benjamin e Julie, la madre sempre incinta, le tante sorelle, i fratelli, gli amici e pure il cane epilettico.
Anche Fred Vargas riesce a creare questo effetto col commissario Adamsberg del 13° arroundissement di Parigi; il suo vice Danglard, coltissimo e affettuosissimo padre di cinque figli, alcolizzato; con Camille, l’amore impossibile di Adamsberg, musicista, compositrice, nonché idraulico; e via dicendo.
Perciò mi chiedo se questa non sia una dote tutta francese, ma subito mi vengono in mente altri esempi: quelli dell’inglese Jonathan Coe, o i deliziosi gialli di Alexander McCall Smith, lo scrittore dello Zimbabwe che ambienta i suoi romanzi nel Botswana. La protagonista, Precious Ramotswe, è una signora africana di taglia tradizionale (ciccionissima secondo i nostri canoni), poi c’è anche la sua segretaria con gli occhiali, bruttina ma brillante in tutto, il fidanzato della signora Ramotswe che fa il meccanico, a cui si aggiungono due orfanelli da loro adottati, due assistenti meccanici sfaticati etc. Con tutto quel caldo, la signora Ramotswe e la sua segretaria, la signorina Makutsi, se ne stanno nella Ladies’ Detective Agency N.1 a bersi il tè e abbiamo l’impressione che per risolvere i casi basti parlarne un po’ e aspettare finché gli intrecci si sciolgono da soli.
Poi c’è anche Pedra Delicado, protagonista di un altro giallo, stavolta spagnolo, creato dalla scrittrice Alicia Giménez-Bartlett.
Dunque questo tipo di libri sono spesso gialli, ma non solo. Come si spiega?
In parte succede perché per avere questa sensazione di essere a casa ci vuole una “serie” e molto spesso le serie sono gialle.  Però c’entra anche il fatto che questi romanzi sono pieni di personaggi e di intrecci.
Ma veniamo a noi. Gli occhi gialli dei coccodrilli non è un giallo.
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