E’ ricca, la sposo e l’ammazzo
L’uomo che metteva in ordine il mondo
L’humor nero di Jack Ritchie e di Fredrik Backman

A Natale, quando tutti sono più cattivi, ho letto una raccolta di racconti, tutti rigorosamente noir, ottimi per affrontare le feste. Si tratta di racconti brevi, che ti catturano, divertenti e con un finale a sorpresa.
E’ ricca, la sposo e l’ammazzo, che dà il titolo alla raccolta, narra di un quarantacinquenne che è vissuto grazie all’eredità paterna e una volta finita, ritenendo che quelli che si divertono a lavorare siano dei masochisti, non gli resta che una risorsa: il matrimonio.
“Non ero mai stato contrario a questa istituzione, per gli altri. Mi rendo conto che il cervello medio deve tenersi occupato con qualcosa, che sia il lavoro, i fumetti o il matrimonio. In ogni caso, sono sempre stato felice della mia posizione di indipendenza, e la prospettiva di entrare a far parte di una ‘squadra’ – seppure in una squadra di due persone – era molto deprimente per me. Ma non avevo un centesimo ed era necessario che mi tuffassi nel matrimonio”. Continua a leggere E’ ricca, la sposo e l’ammazzo
L’uomo che metteva in ordine il mondo
L’humor nero di Jack Ritchie e di Fredrik Backman

All’inferno non si beve birra

Omar Di MOnopoli .E’ inconfutabile che è il morso del cane a far scaturire le parole forsennate che compongono le pagine dei libri di Omar di Monopoli, scrittore, grafico e sceneggiatore pugliese. Proprio come, in quella terra bruciata dal sole che è il sud di tutti i sud del mondo, è il morso del ragno a scatenare i passi del ballo ossessivo e circolare il cui ritmo segna i battiti del cuore delle infinite estati del sud di tutti i sud.
Realtà o fantasia, cronaca o divagazioni horror, tutto viene raccontato con la frenesia dei latrati di un cane rabbioso che sconquassa l’anima e lascia presagire il dolore delle zanne che affondano nella carne. Continua a leggere All’inferno non si beve birra

Nihil traducendum…
Quali sono i romanzi che ci fanno ridere?

Antonio Rotari, Ragazza con un libro - Versione 2Dunque, dov’ero rimasta? Ah, sì, il secondo libro che mi ha fatto ridere fino alle lacrime.
È Zia Mame, di Patrick Dennis, un libro che ogni aspirante scrittore dovrebbe leggere se non altro perché ha una storia editoriale piena di speranza (non mi fate divagare troppo: chi non la conosce, la troverà su Wikipedia). L’ho letto qualche anno fa, quando Adelphi pensò bene di ristamparlo, e ancora non ho capito se mi ha divertita tanto perché mi ha ricordato il film (un gioiellino che avevo visto da ragazza, con una strepitosa Rosalind Russell che ci guadagnò persino una nomination agli Oscar – il titolo in italiano è La signora mia zia); o perché è tradotto benissimo, con quell’italiano pieno di termini eleganti, ricercati, un po’ desueti ma sempre efficaci che a me piacciono un mondo; o infine perché mi ha fatto tornare in mente la mia, di zia, molto meno svagata di zia Mame ma altrettanto spassosa, che mi aveva lasciata da poco (a proposito: qualcuno mi sa dire perché gli attori che sono belli da bambini non riescono a invecchiare come Dio comanda? Il piccolo che fa la parte di Patrick nel film è diventato un uomo assai bruttarello, un po’ come il Macaulay Culkin di Mamma, ho perso l’aereo. Le femminucce ci stanno più attente, Shirley Temple docet). Continua a leggere Nihil traducendum…
Quali sono i romanzi che ci fanno ridere?

A volte ritornano!

20111228121527_second-coming-john-nivenProvate, per un momento, a immaginare che lui sia tornato. Proprio lui, non un mitomane, un buontempone e nemmeno un attore protagonista di un riuscitissimo spot pubblicitario, ma lui in carne e ossa! Naturalmente non è per nulla cambiato: che siano passati pochi decenni o un paio di millenni poco importa, è rimasto fedelissimo alle sue idee e non ha minimamente modificato la sua visione del mondo. Con la stessa caparbietà e con lo stesso candore, offre a tutta l’umanità, oltre che al suo popolo, un futuro di pace e prosperità, preparato seguendo la solita e ben nota ricetta. Se vi incuriosisce sapere cosa accade con il suo ritorno, potete leggervi un paio di spassosissimi libri.
Il primo s’intitola, abbastanza prevedibilmente, Lui è tornato; il secondo A volte ritorno. Continua a leggere A volte ritornano!

Nihil ridendum…

167617_10150126703118646_1323113_nIo non ho ancora capito perché, oltre ai cinque sensi canonici e all’eventuale sesto (di cui, peraltro, ben poche persone sembrano dotate, se si esclude un nutrito gruppo di ciarlatani), non sia mai stato preso ufficialmente in considerazione il senso dell’umorismo. Ognuno ha il suo, e questo va da sé – un po’ come il gusto, in definitiva, se no non si capirebbe il motivo per cui certa gente va matta per i cachi, mentre a me provocano un voltastomaco pressoché istantaneo. Insomma, avete capito quello che intendo: una cosa (un film, un libro, un gesto, una battuta) che fa scompisciare uno dalle risate, in un altro provoca un sorrisino di cortesia lasciando un terzo del tutto indifferente. Ci pensavo l’altro giorno all’uscita del cinema.
Un’amica mi ha trascinata a vedere Sole a catinelle. Vedrai, un capolavoro, ti devi tenere la pancia dal ridere, e dài, e vieni, e su, io me lo rivedo volentieri una seconda volta. Sono andata più perplessa che contrariata. Continua a leggere Nihil ridendum…

Parlo inglese come Tanja Suvorova

girl 2Quando, per lavoro o per diletto, mi capita di dover usare la lingua d’oltremanica, generalmente riesco a cavarmela abbastanza bene, specialmente se il mio interlocutore è svedese, pakistano o di un’altra qualsiasi etnia o nazionalità. La faccenda però si complica se parlo con qualcuno di madrelingua inglese. In tal caso il mio interlocutore assume spesso un’espressione tra il meravigliato e il confuso, cosa che mi fa immediatamente dubitare delle mie capacità espressive. Se anche a voi sono capitate esperienze simili, dovete assolutamente leggere E a mio nipote Albert lascio di David Forrest. Capirete, così che l’inglese che noi parliamo è drammaticamente simile a quello parlato da Tanja Suvorova. La signorina in questione, piacente marconista a bordo di una nave spia sovietica abilmente mascherata da peschereccio, si rivolge ai suoi interlocutori anglo-americani usando con disinvoltura frasi del tipo: “Posso salare nella mia carina e guardarmi nello spicchio grande?”, oppure “Vestitevi alla svolta, vi pregio. Fra porco trascineremo in mare la nave coi rimorsi”. Continua a leggere Parlo inglese come Tanja Suvorova