Cronache letterarie

Jean Claude Izzo

“Scusi, è qui che c’è Izzo?”
“No, Izzo è morto ormai da molti anni…”
La guardo: “Va bene… era una forma abbreviata per dire: “E’ qui che c’è la presentazione del libro di Stefania Nardini: Jean Claude Izzo: storia di un marsigliese?”
Non so se quelli venuti prima di me contassero di incontrare Izzo in carne ed ossa, o se è lei che è troppo pedante e poco “Izziana”. Sì perché non c’è dubbio che lui usasse le parole con grande spregiudicatezza e libertà. Sapeva strizzare le sue frasi per tirarne fuori tutto il senso. Insomma lui mi avrebbe capito.
Alla presentazione del libro, oltre all’ufficio stampa della casa editrice bolognese Perdisapop, sono presenti alcuni giornalisti e intellettuali. Quello che comincia a parlare ha le scarpe di camoscio giallo canarino e ci racconta che ha letto Izzo perché, alla fine di una relazione, lei gliel’ha regalato. C’è da chiedersi se non sia stato a causa delle scarpe…
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Muriel Barbery e… la letteratura è meglio della vita

Muriel Barbery - Auditorium Roma

Ha 41 anni, ha insegnato filosofia e ha scritto due romanzi. Attualmente vive in Giappone, un paese che l’ha sempre affascinata, come lei stessa ci racconta in questo incontro all’Auditorium di Roma. Un avvertimento prima di cominciare: l’autrice non vuole essere ripresa, solo foto, ma niente filmati. Non si tratta di uno strano rituale apotropaico, non teme che l’anima le venga rubata dal diavolo, ma come ci spiega: è perché l’immagine dello scrittore sminuisce il valore delle sue parole. Per questo non va in televisione. Ed è senza apparire in tv che L’eleganza del riccio, il suo secondo romanzo, ha venduto più di un milione di copie in Italia e due milioni in Francia. Negli Stati Uniti, dove per gli autori europei è già un miracolo essere tradotti, ne ha vendute 500 mila.
Perché? Cos’ha di tanto particolare?
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Philippe Forest e l’iperrealismo sentimentale

Mentre nelle altre sale le folle si avventano sui soliti De Luca e Carofiglio, per il palato fine di pochi intenditori, o detto più pessimisticamente “quattro gatti”, Sandra Petrignani presenta Philippe Forest, un francese che scarnifica i sentimenti. Quattro romanzi tradotti in Italia, svariati premi, Forest nasce saggista, ma dopo la morte di cancro della figlia Pauline, di tre anni, passa alla narrativa.

Petrignani
Stasera non si parla di Pauline che torna in tutti i suoi libri. Forest ci racconta invece, di come ha fatto dell’autobiografia il centro della sua scrittura. Perché se è vero che “Tutto è autobiografico nella scrittura” come diceva Elsa Morante, è anche vero che tra autobiografia e narrativa, passa quello che c’è tra il sogno e capire il proprio sogno. Allora gli chiediamo: quanto la letteratura è menzogna?

Forest
E’ impossibile dire la verità quando si scrive. Io ho l’impressione di aver sognato i miei libri prima di averli scritti. Ad esempio Sarinagara, il mio terzo romanzo. Quando il sognatore racconta il sogno, traduce il linguaggio della notte in quello del giorno. Anche quando si raccontano eventi realmente accaduti, si traducono ed entrano nel mondo della “fiction”: anche se forse “menzogna” sembra un po’ negativo.

Petrignani
Dopo La letteratura come menzogna di Manganelli, la “menzogna” ha perso la connotazione negativa. Sarinagara, il suo libro che più amo ed il primo che ho letto, parte proprio da un sogno e contiene tante considerazioni sulla letteratura. Forest resta un ragionatore di letteratura, un filosofo. Narra ragionando su quello che fa. Non ferma mai il suo ragionare, non tanto sulla vita, ma sullo scrivere. E invita il lettore a esprimere il suo parere sull’impresa un po’ vergognosa e del tutto insignificante di scrivere. L’insignificanza di scrivere come insignificanza della vita. Scrivere non comporta promesse di illuminazione, dunque scrivere non salva. E’ strano che sia proprio lei a dirlo perché sembrerebbe un salvato dalla letteratura. E’ così? Continua a leggere Philippe Forest e l’iperrealismo sentimentale