Gruppo di lettura su Vita di Pi
terza ed ultima puntata

Ivan Konstantinovic Ajvazovskij, Tra le ondeTiziana: Io la tigre l’ho vista allo zoo di Roma ed era molto più grande di quella del film: era enorme. Quindi quella del film mi sembrava piccola. E quando è apparsa per la prima volta un bambino al cinema ha urlato: “Perché è così piccola?” Poi, a differenza del romanzo, dove lui riesce a far rispettare certi spazi e il problema del territorio è fondamentale, nel film sembra che la tigre stia dappertutto. Spunta fuori all’improvviso e ti prende un colpo quando appare velocissima con un gran ruggito. Arriva da tutte le parti, ma così si perde la divisione del territorio che dà un senso a tutto. Non che Pi non sia costantemente in pericolo anche nel romanzo, questo lo sappiamo. D’altro canto lui nel libro pensa. Noi conosciamo i suoi pensieri, i suoi piani per salvarsi che poi diventavano azioni, mentre nel film c’è solo l’azione. Nel romanzo la progressione narrativa è resa dal pensiero che è la cosa aa09aa23c067618d94b5c61f076b37b4_mpiù interessante. Altrimenti resta un ragazzo in una barca con una tigre: allora che succede tutto il tempo a parte qualche tempesta e i cieli stellati? Come mostrare la progressione della storia? Il rischio è che sia noioso. Comunque nella riduzione cinema-tografica la tigre si è ridotta.
Roberta: Come lo spiegate il suo passaggio in quella strana isola carnivora, piena di quegli strani animaletti? Continua a leggere Gruppo di lettura su Vita di Pi
terza ed ultima puntata

The Grandmaster

wong-kar-wai-670Amidst the vast majority of movies that are forgotten after five minutes, every once in a while there is a movie that changes you, one way or another, at least temporarily.  Sometimes, even days after you leave the movie theatre a feeling lingers, a feeling that what that movie has conveyed is still inside you. It may be the story, the message, the visual impact, or something else.  And then there is the movie that, together with this, also closes a circle.  Like Wong Kar Wai’s The GrandmasterContinua a leggere The Grandmaster

Gruppo di lettura su Vita di Pi
seconda puntata

aa09aa23c067618d94b5c61f076b37b4_mTiziana: Io ci vedo addirittura dell’affetto. Lui alla tigre le vuole bene e quando lei se ne va senza salutarlo, ci resta malissimo.
Giovanna: L’unico modo per sopravvivere è conciliarsi con l’idea dell’altro. Nel film ci sono due cose bellissime. Una sono i cieli dei pittori barocchi che hanno dipinto Dio, per cui ci sono dei grandiosi arancioni. Non so se Ang Lee l’abbia fatto apposta. L’altro momento in cui sono davvero saltata sulla sedia è quando la tigre sta per morire e lui l’accarezza: la tigre sembra il Galata morente. La statua del barbaro che muore e nel momento in cui muore è uguale a te. Così la tigre quando sta per morire è uguale a lui. E’ il momento di massima identità fra loro.
Tiziana: Io trovo straordinario che lui si metta a domare la tigre. Pi è piccolo, debole, ma capisce che l’unico modo per sopravvivere è domare la tigre e comincia a fare il life-of-pi-carouselcirco. Decide che deve creare un rapporto gerarchico, ma come farlo non è per niente evidente, avendo la tigre lì sulla barchetta. Il fatto che ci riesca è meraviglioso. Lui nutre la tigre, così la tigre non lo mangia. Diventa quello che le dà il cibo e quindi il capo della tigre.
Giovanna: Deve domarlo per non essere mangiato. Ci troviamo a ridosso di altri molto diversi da noi e per quanto diversi siano, dobbiamo trovare un modo per colloquiare, per stabilirci una reazione. E’ una grande chiamata al rapporto tra gli esseri umani.  Continua a leggere Gruppo di lettura su Vita di Pi
seconda puntata

Vita di Pi

123998888688nUsDPi nasce a Pondicherry, in India, negli anni Cinquanta e gli viene dato il nome di una piscina. Una caro amico di famiglia, Francis Adirubasamy, che da giovane era stato un nuotatore professionista in India, aveva soggiornato a Parigi, dove la cosa che lo aveva più interessato erano le magnifiche piscine. A quell’epoca le piscine francesi erano tutt’altro che igieniche. Ce n’era una in cui l’acqua arrivava direttamente dalla Senna, dopo aver attraversato tutta Parigi: per questo la piscina olimpica Bain Royal era piena di pesci morti. Ma anche le piscine che non prendevano l’acqua dalla Senna erano torbide e affollate: “In superficie galleggiavano talmente tanti sputi che sembrava di nuotare tra le meduse”. Poi c’era la piscina Molitor. “Era il gioiello acquatico di Parigi, anzi, dell’intero mondo civilizzato. Agli dei sarebbe piaciuto nuotare in quella piscina”. Perciò il protagonista venne chiamato: Piscine Molitor Patel. Inutile dire che questo nome astruso fu la tortura della sua infanzia finché il protagonista riuscì ad imporre il soprannome di Pi e a farsi chiamare soltanto: Pi Patel.  Continua a leggere Vita di Pi