Il punto cieco di Javier Cercas

Quando lo hanno invitato a tenere una serie di conferenze di Letteratura Comparata all’Università di Oxford, Javier Cercas ha temuto che fosse uno scherzo e si è ricordato di quanto gli aveva raccontato il suo editor spagnolo Miguel Aguilar.
“Da giovane Miguel giocava a rugby e, un giorno, uno dei suoi compagni di squadra ricevette la notizia che era stato convocato dalla Nazionale spagnola. Il compagno di Miguel non era un gran giocatore, in realtà era un giocatore fra i tanti, se non uno dei peggiori della squadra, però, superato il primo momento di perplessità, entrò in uno stato di euforia, sentì che finalmente veniva riconosciuto il suo talento di rugbista e trascorse un fine settimana meraviglioso, godendosi quel riconoscimento inatteso; finché il lunedì gli comunicarono la cattiva notizia: non era stato convocato dalla Nazionale, il convocato era un altro, si era verificato uno spiacevole errore”.

Quando Cercas è stato chiamato a tenere delle conferenze che prima di lui erano state affidate a George Steiner, Vargas Llosa e Umberto Eco, ha temuto lo scherzo o l’errore, ma si è preparato come se fosse vero.  Continua a leggere Il punto cieco di Javier Cercas

Conversazione con Don DeLillo a Capri

998-White_Noise_2_by_Falln_Stock“Abbiamo fatto un accordo con Mr.DeLillo che stasera non saranno fatte foto o filmati. La telecamera che normalmente riprende ‘Le conversazioni’ sarà puntata esclusivamente su Antonio Monda che lo intervista. Siete tutti pregati di collaborare evitando foto e filmati. E per favore spegnete i cellulari”. Continua a leggere Conversazione con Don DeLillo a Capri

Scrivere è seduzione
On Writing di Stephen King

CarrieNon si può proprio dire che Stephen King abbia avuto una vita facile. Il padre è scappato di casa quando lui aveva due anni e suo fratello quattro. La madre si è arrabattata per crescere i suoi figli, restando sempre sulla soglia della povertà. Il giovane King era fissato con la scrittura e spediva i suoi racconti a destra e a manca, accumulando uno gran numero di rifiuti. Aveva messo un chiodo nel muro davanti alla scrivania, dove attaccava tutte le lettere di rifiuto. In otto anni di regolari spedizioni ricevette un solo messaggio: “Non usi la spillatrice”. A 14 anni il chiodo non reggeva più il peso dei rifiuti. Continua a leggere Scrivere è seduzione
On Writing di Stephen King

Lo scrittore nel labirinto di ogni giorno: intervista a Gabriel Garcia Marquez

L’intervista non è mia, bensì di un giornalista cocciuto che per quattro anni ha perseguito questo obiettivo quasi impossibile, senza mai arrendersi. Si può capire la difficoltà della sua impresa se si pensa che Marquez è contrario alle interviste e, dato che dovrebbe farne almeno dieci al giorno, dice di no a tutte. E poi sostiene che gli hanno già fatto tutte le domande possibili e immaginabili. Tutte.
Il giornalista, che si chiama Rodolfo Bracedi ed è argentino, ci prova in ogni modo: prima tramite la casa editrice, poi riesce a scoprire indirizzo e telefono della nipote di Marquez (cosa per niente facile…), che fa da filtro per i contatti con lo scrittore. Infine ci arriva con un espediente ingegnoso che non starò a raccontare.
Quando viene il fatidico giorno va a fare l’intervista “con l’aria del provinciale che ha vinto alla lotteria” e col ”panico ingenuo che deriva da una grande ammirazione”.
L’incontro avviene nella casa di Marquez a Cartagena de Indias, un’abitazione costruita da poco che lo scrittore deve ancora ammorbidire come un paio di scarpe nuove. In realtà questa è soltanto una delle case di Marquez che vive anche in Messico, a Parigi e all’Avana. I due sono nello studio, davanti a una grande finestra che dà sul mare. E’ il 1996 e Marquez sta per compiere settant’anni.
Come quella di Hemingway, anche la vita dello scrittore colombiano è regolata di tutto punto. Alle otto di alza e scrive fino alle due e mezza. Pranza. Fa la siesta. Poi c’è il tempo per gli amici e dalle sette alle otto, su indicazione del medico, gioca a tennis. C’è da chiedersi se una vita tanto programmata non sia una caratteristica degli scrittori, o almeno dei Nobel per la letteratura: Hemingway 1954, Marquez 1882. Ma a un certo punto Marquez dice che è stato proprio Hemingway a indicargli la via. Continua a leggere Lo scrittore nel labirinto di ogni giorno: intervista a Gabriel Garcia Marquez

Se rinasco voglio essere Ivan Cotroneo

Una volta una sua amica mi ha detto: “Se rinasco voglio essere Ivan Cotroneo perché riesce a fare tutto quello che vuole”. Romanziere, sceneggiatore di cinema e tv, traduttore, autore teatrale, appassionato di musica e occasionale disc-jockey. L’ultimo romanzo, Un bacio, è appena uscito e sta per girare il primo film, tratto da un altro suo romanzo La kryptonite nella borsa. Ho dimenticato qualcosa?

No, è tutto qui. Mi piacerebbe dire che sono un lettore, anche. Anzi, soprattutto. In fondo ho letto e leggo molte più cose di quante non ne scriva.

Vorrei parlare della tua formazione letteraria, del tuo rapporto con i libri, con la lettura e la scrittura. Quali sono state le tue prime letture?
Leggevo tutto quello che mi passava davanti. In particolare, in casa mia circolavano molti gialli Mondadori e ho una memoria precisa del primo libro che ho finito da bambino. Era proprio un giallo Mondadori e in italiano si intitalava Le jene vanno a coppia. Poi, un po’ più grande, le prime letture che hanno avuto un impatto emotivo fortissimo sono state: L’isola di Arturo di Elsa Morante, Ferito a morte di Raffaele La Capria e L’idiota di Dostoevskij.

Quali generi hai attraversato e quali preferisci?
Ho attraversato di tutto e sono un lettore onnivoro. Però devo dire che ho capito di avere una predilezione per le scrittrici. Di recente, Alice Munro, Anne Tyler, Rossella Milone, Michela Murgia.

Il tuo rapporto con la lettura è cambiato nel tempo?
No, direi di no. Sono rimasto un lettore che va avanti per passione e non per ragionamento. Se trovo un autore che mi piace, non mi do pace finché non ho letto tutto quello che posso.

Quali sono i tuoi fondamentali? Gli autori preferiti?
Elsa Morante, Anna Maria Ortese, Pasolini, Tondelli, Carver, Moravia, Easton Ellis, Somerset Maugham, Dostoevskij, Balzac. Sono citati alla rinfusa, ma sostanzialmente ci sono loro, insieme a molti altri.

Saggi, romanzi, o poesie?
Sono un lettore di narrativa, quindi romanzi e racconti. Leggo anche poesia, saggi quasi per niente.

Che cosa leggi ora?
Patrick Modiano, un autore che mi piace molto.

Sei uno che rilegge?
Sì. E sono anche uno che se non trova nella libreria il libro che vuole rileggere, impazzisce.

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Il principio dell’iceberg di Ernest Hemingway

Nel maggio del 1954 George Plimpton intervista Hemingway in un caffè di Madrid e gli domanda:
“Secondo lei qual è la migliore preparazione intellettuale per un aspirante scrittore?”
E Hemingway gli risponde: “Diciamo pure uscire di casa e impiccarsi, perché scrivere bene è quasi impossibile. Poi, se qualcuno lo stacca dalla corda, allora, per tutta la vita, il poveretto dovrebbe costringersi a scrivere al meglio. Ma almeno avrà la storia dell’impiccagione con cui cominciare”.
Evviva Hemingway! In un’epoca in cui tutti fanno gli scrittori e stanno lì a guardarsi l’ombelico, la sua affermazione è massimamente apprezzabile. Chiarisce subito qual è il rapporto fra la letteratura e la vita. Hemingway, che di lì a pochi mesi riceverà il premio Nobel per la letteratura, ritiene che la scrittura non possa prescindere dalla conoscenza del mondo e dall’esperienza. Secondo lui,  scrivere comporta un impegno a tempo pieno… a vivere. Insomma la vita è la benzina della scrittura.
Il principio dell’iceberg
è un minuscolo libro pubblicato da Il Melangolo e come dice il sottotitolo, è un’ “Intervista sull’arte di scrivere e narrare”.
Su questo soggetto Hemingway è piuttosto restio. Non perché sia a corto di argomenti, ma perché è scaramantico.

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