C’è un buco nero nel cuore di ogni grande romanzo
Intervista a Javier Cercas

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Lo scrittore spagnolo Javier Cercas parla di Barcellona, dell’invenzione del romanzo fatta da Miguel de Cervantes, del ruolo dello scrittore, della letteratura che può cambiare il mondo e del buco nero che c’è al centro di ogni narrazione.  Eccolo, intervistato da Bruno Arpaia a Libri Come. Continua a leggere C’è un buco nero nel cuore di ogni grande romanzo
Intervista a Javier Cercas

Cosa portereste su un’isola deserta?

“Detesto doverlo ammettere, ma credo di aver raggiunto quella fase della vita in cui si prova meno piacere a leggere. Passo molto meglio il mio tempo a scrivere e su un’isola deserta soffrirei più per la mancanza di carta, che di romanzi da divorare. Ciò detto, nella mia giovinezza sono stato un grande lettore e ho ancora oggi una solida cultura letteraria.
Credo d’altronde, che per non restare deluso, preferirei portare dei libri che ho già letto, libri che, sarei certo, potrebbero accompagnarmi per lunghi anni. Moby Dick di Herman Melville, per esempio. Sono sempre stato affascinato dal carattere inesorabile di questo romanzo: l’ultima barca su cui ti andrebbe di salire è quella in cui il capitano è furibondo con una balena! Fin dall’inizio, Achab soffre di una follia assassina e addestra i suoi marinai a un inseguimento sfrenato che li farà precipitare alla perdita di sé. E Melville eccelle nel mettere a punto un meccanismo narrativo che non lascia alcuno spazio al caso. Poi prenderei un libro di Thomas Hardy, senza dubbio Tess d’Urberville, uno dei capolavori del XIX secolo. E ovviamente un libro di Dickens, uno degli autori che hanno più segnato la mia vita. Grandi speranze, forse il più grande romanzo mai esistito. Ma per smentire clamorosamente quello che ho appena detto, prenderei un libro che non ho ancora letto: Il nostro comune amico, il suo ultimo romanzo che conservo proprio per il giorno in cui non avrò più nient’altro da leggere”.
Così dichiara John Irving alla rivista Lire. Certo portarsi Moby Dick su un’isola deserta è un po’ come portarsi Robinson Crusoe. E’ un doppione!