Il mondo secondo Garp di John Irving

Il modo in cui nel 1942 l’infermiera Jenny Fields decide di concepire suo figlio è decisamente fuori dal comune. Da sempre contraria ai rapporti intimi tra uomini e donne, che considera inutili e nocivi alla salute, l’infermiera Fields sceglie il padre del suo bambino tra le file dei letti di un ospedale del New Hampshire, sfruttando uno sfortunato aviatore, il cui intero corpo è stato reso un vegetale dalla guerra, con l’eccezione di un’unica parte: quella che interessa a lei. All’inconsapevole aviatore viene lasciato l’onore di determinare il nome del nascituro, difatti l’unica cosa che riesce a fare, oltre a masturbarsi ed essere in fin di vita, è dire il suo cognome: Garp!
Il romanzo di John Irving Il Mondo Secondo Garp, pubblicato nel 1978, ha avuto uno  successo straordinario e ha fatto conoscere Irving in tutto il mondo. Gli è inoltre valso il premio della National Book Foundation e numerose candidature all’Oscar per la versione cinematografica. Da quel momento, ogni romanzo di John Irving è stato un bestseller e dalla maggior parte sono stati tratti dei film. Continua a leggere Il mondo secondo Garp di John Irving

Cosa portereste su un’isola deserta?

“Detesto doverlo ammettere, ma credo di aver raggiunto quella fase della vita in cui si prova meno piacere a leggere. Passo molto meglio il mio tempo a scrivere e su un’isola deserta soffrirei più per la mancanza di carta, che di romanzi da divorare. Ciò detto, nella mia giovinezza sono stato un grande lettore e ho ancora oggi una solida cultura letteraria.
Credo d’altronde, che per non restare deluso, preferirei portare dei libri che ho già letto, libri che, sarei certo, potrebbero accompagnarmi per lunghi anni. Moby Dick di Herman Melville, per esempio. Sono sempre stato affascinato dal carattere inesorabile di questo romanzo: l’ultima barca su cui ti andrebbe di salire è quella in cui il capitano è furibondo con una balena! Fin dall’inizio, Achab soffre di una follia assassina e addestra i suoi marinai a un inseguimento sfrenato che li farà precipitare alla perdita di sé. E Melville eccelle nel mettere a punto un meccanismo narrativo che non lascia alcuno spazio al caso. Poi prenderei un libro di Thomas Hardy, senza dubbio Tess d’Urberville, uno dei capolavori del XIX secolo. E ovviamente un libro di Dickens, uno degli autori che hanno più segnato la mia vita. Grandi speranze, forse il più grande romanzo mai esistito. Ma per smentire clamorosamente quello che ho appena detto, prenderei un libro che non ho ancora letto: Il nostro comune amico, il suo ultimo romanzo che conservo proprio per il giorno in cui non avrò più nient’altro da leggere”.
Così dichiara John Irving alla rivista Lire. Certo portarsi Moby Dick su un’isola deserta è un po’ come portarsi Robinson Crusoe. E’ un doppione!

La ragazza dello Sputnik di Haruki Murakami

Nella primavera del suo venticinquesimo anno, Sumire si innamorò per la prima volta nella vita. Fu un amore travolgente come un tornado che avanza inarrestabile su una grande pianura. Spazzò via ogni cosa, trascinando in un vortice, lacerando e facendo a pezzi tutto ciò che trovò sulla sua strada, e dietro non si lasciò nulla. Poi, senza aver perso nemmeno un grado della forza, attraversò il Pacifico, distrusse senza pietà Angkor Wat e incendiò una foresta indiana con le sue sfortunate tigri. In Persia si trasformò in una tempesta del deserto e seppellì sotto la sabbia un’esotica città-fortezza. Fu un amore straordinario, epocale. La persona di cui Sumire si era innamorata aveva diciassette anni più di lei ed era sposata. E come se non bastasse, era una donna. E’ da qui che tutto cominciò, ed è qui che tutto (o quasi) finì.

Così comincia questo romanzo di Murakami che s’interroga sull’amore. Che parla d’amore e di morte e va dritto al cuore. Parte leggero e spensierato, poi ci proietta in un dramma misterioso. Però non è un libro nero, diciamo che è difficile da classificare. Ma forse i libri di questo spiazzante giapponese lo sono sempre.
Figlio di professori di letteratura, appassionato di musica e gatti, ha gestito insieme alla moglie un jazz bar a Tokyo. Appena raggiunto un po’ di successo, ha cominciato a viaggiare in Italia, Grecia e Stati Uniti. E’ a Roma che nel 1987 ha scritto Tokyo Blues: un caso letterario che ha venduto due milioni di copie in un anno. In seguito si è trasferito negli Stati Uniti, dove ha insegnato letteratura, per poi tornare in Giappone. Oltre alla scrittura, Murakami si dedica alla corsa. Ha partecipato a circa venti maratone e corre e si allena tutti i giorni. E’ inoltre il traduttore di alcuni gloriosi americani: Scott Fitzgerald, John Irving e Raymond Carver che considera il suo maestro e mentore letterario. “Le sue opere sono ancorate in una quotidianità che sottilmente esce dai binari della normalità” e “rivelano una forma di surrealismo molto rinfrescante”. Di certo ha una grande capacità di spaesarci.
Un avvertimento prima di continuare: se non avete letto il libro è meglio che prima lo
leggiate perché ne svelerò la trama e cercherò di carpirne i segreti. D’accordo non è un giallo, ma non solo i gialli riservano sorprese.
La storia è raccontata da un amico di Sumire, suo compagno d’università e poi insegnante elementare. A quell’epoca Sumire lottava con tutte le sue forze per diventare una scrittrice. Ma a discapito della totale dedizione e della forte determinazione, non ci riusciva. Sumire era incapace di scrivere alcunché avesse un inizio e una fine.
Quello che scriveva “sembrava un patchwork fabbricato da un gruppo di donne ostinate che hanno tutte gusti diversi e diverse difficoltà e che lavorano insieme in silenzio”. Continua a leggere La ragazza dello Sputnik di Haruki Murakami