Il fattore Borges
seconda parte

Il fattore Borges Cover

Lo scrittore argentino Alan Pauls ha presentato a Roma
Il fattore Borges
(vedi qui la prima parte)

Ora io posso parlarvi di come e perché ho scritto Il fattore Borges. E’ stato in parte scritto per un incarico, avuto verso la fine degli anni Novanta, quando si avvicinava il centenario della nascita di Borges. Ma la mia è stata anche la risposta a una stanchezza rispetto alle critiche fatte a Borges, un fastidio e un’irritazione che mi suscitava il fatto che la molteplicità di Borges fosse soffocata da una serie di luoghi comuni che pesavano su di lui per cui era considerato una sorta di saggio, un po’ autistico, che scriveva dalla sua torre d’avorio testi che non tutti potevano capire.  Continua a leggere Il fattore Borges
seconda parte

Noi adoratori di Borges

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In piazza Ponte Milvio, davanti al bar libreria Pallotta, lo scrittore argentino Alan Pauls presenta il suo libro Il fattore Borges. Con lui, malgrado abbia l’influenza, c’è Goffredo Fofi. L’incontro avviene in mezzo a gente che passa da tutti i lati, macchine, autobus, motorini, il suono dei clacson, donne e bambini a passeggio, uomini e cani, gente che va nella vicina trattoria, o che ne esce per fumare, oppure si dirige negli svariati locali del quartiere. E intanto noi, qui seduti, con l’impressione di stare al centro di tutto, cerchiamo di capire che cos’è Il fattore Borges. Continua a leggere Noi adoratori di Borges

C’è un buco nero nel cuore di ogni grande romanzo
Intervista a Javier Cercas

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Lo scrittore spagnolo Javier Cercas parla di Barcellona, dell’invenzione del romanzo fatta da Miguel de Cervantes, del ruolo dello scrittore, della letteratura che può cambiare il mondo e del buco nero che c’è al centro di ogni narrazione.  Eccolo, intervistato da Bruno Arpaia a Libri Come. Continua a leggere C’è un buco nero nel cuore di ogni grande romanzo
Intervista a Javier Cercas

Il sermone sulla caduta di Roma
di Jérôme Ferrari

603594-dsc_8377_2Quello che mi ha attratto di questo libro è stato il titolo, Sermone sulla caduta di Roma, perché per noi romani questo fatto che Roma è caduta è una spina nel fianco da cui non ci siamo ancora ripresi. Ma Il sermone sulla caduta di Roma in realtà è di Sant’Agostino che all’epoca dei fatti era presente ed essendo filosofo non poteva fare a meno di occuparsene. Così, quando nel V secolo i Visigoti invasero Roma, Agostino fece un discorso sulla caducità di tutte le cose, imperi inclusi. Tutto nasce si sviluppa e muore, dice Agostino d’Ippona. Sennonché il motivo per cui era tanto tranquillo e incoraggiava ad accettare il cambiamento era perché Sant’Agostino sotto sotto tifava per i Visigoti.
Ecco cosa pensa di lui Libero, uno dei protagonisti di questo romanzo (il sardo, quello più sveglio dei due):  Continua a leggere Il sermone sulla caduta di Roma
di Jérôme Ferrari

Seminario sui luoghi comuni
di Francesco Pacifico

M.Monroe leggeSono almeno dieci anni che ricopio pagine di romanzi che amo. Riscrivendole, mi passano per un attimo nelle punte delle dita e finiscono su un file del computer come fossero cose mie. Per certi versi, è la stessa sensazione che si prova suonando il riff di “Johnny B. Goode” o “Day Tripper”. La differenza è che per copiare un riff devi saper suonare la chitarra, magari anche bene, quindi un po’ la sensazione di onnipotenza te la sei guadagnata. Ricopiare un paragrafo di Flaubert invece è un puro autoregalo e ti dà la sensazione di essere diventato di colpo un vero scrittore.
La cosa non ti trasforma in Flaubert, ma lascia qualcosa. Le dita possono incominciare a indispettirsi se ritorni alle tue frasi abborracciate. Qualcosa viene trattenuto, e continuando a rubare dai classici ricopiando belle pagine, magari la tua scrittura migliora.  Continua a leggere Seminario sui luoghi comuni
di Francesco Pacifico

Memorias

When my childhood days were spent in long, boring visits to relatives and parents’ friends, one of the pastimes was to comb the titles on their obscure libraries.  After long hours made bearable by bookshelf curiosity, I finally came to the conclusion that the most common book on Spanish-speaking households was not CervantesDon Quijote, but Pablo Neruda’s Confieso que he vivido (Memoirs).  Every home I visited had this book!  It made me wonder… The ubiquitous sight of the broad white spine and bold black letters slowly took me to the conclusion that I could never consider myself a truly cultured person of Spanish-language heritage if I had not read this book…
And the thickness and prestige scared me to death.
I had come to believe that reading Memoirs would be a kind of rite of passage:  I imagined myself reading it on a long train journey, maybe the Orient-Express, where the mystic combination of journey and book would change my life.    Continua a leggere Memorias

Come conquistare il Nobel per la letteratura

Era il 1888 quando Alfred Nobel, l’inventore della dinamite, lesse sul giornale la notizia della sua morte. Quello che forse più lo colpì fu come venne annunciata: “E’ morto il mercante di morte”. In realtà chi era morto era suo fratello, ma la notizia gli provocò una certa apprensione circa il modo in cui sarebbe stato ricordato. Così, un po’ come gli Scrovegni riscattarono una vita da strozzini facendo costruire e affrescare da Giotto la famosa cappella, Alfred Nobel decise che voleva essere ricordato diversamente e inventò il Premio Nobel. Grazie alle sue precedenti 355 invenzioni, il chimico e ingegnere svedese aveva infatti accumulato una straordinaria fortuna. Continua a leggere Come conquistare il Nobel per la letteratura