Il punto cieco di Javier Cercas

Quando lo hanno invitato a tenere una serie di conferenze di Letteratura Comparata all’Università di Oxford, Javier Cercas ha temuto che fosse uno scherzo e si è ricordato di quanto gli aveva raccontato il suo editor spagnolo Miguel Aguilar.
“Da giovane Miguel giocava a rugby e, un giorno, uno dei suoi compagni di squadra ricevette la notizia che era stato convocato dalla Nazionale spagnola. Il compagno di Miguel non era un gran giocatore, in realtà era un giocatore fra i tanti, se non uno dei peggiori della squadra, però, superato il primo momento di perplessità, entrò in uno stato di euforia, sentì che finalmente veniva riconosciuto il suo talento di rugbista e trascorse un fine settimana meraviglioso, godendosi quel riconoscimento inatteso; finché il lunedì gli comunicarono la cattiva notizia: non era stato convocato dalla Nazionale, il convocato era un altro, si era verificato uno spiacevole errore”.

Quando Cercas è stato chiamato a tenere delle conferenze che prima di lui erano state affidate a George Steiner, Vargas Llosa e Umberto Eco, ha temuto lo scherzo o l’errore, ma si è preparato come se fosse vero.  Continua a leggere Il punto cieco di Javier Cercas

C’è un buco nero nel cuore di ogni grande romanzo
Intervista a Javier Cercas

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Lo scrittore spagnolo Javier Cercas parla di Barcellona, dell’invenzione del romanzo fatta da Miguel de Cervantes, del ruolo dello scrittore, della letteratura che può cambiare il mondo e del buco nero che c’è al centro di ogni narrazione.  Eccolo, intervistato da Bruno Arpaia a Libri Come. Continua a leggere C’è un buco nero nel cuore di ogni grande romanzo
Intervista a Javier Cercas

Seminario sui luoghi comuni
di Francesco Pacifico

M.Monroe leggeSono almeno dieci anni che ricopio pagine di romanzi che amo. Riscrivendole, mi passano per un attimo nelle punte delle dita e finiscono su un file del computer come fossero cose mie. Per certi versi, è la stessa sensazione che si prova suonando il riff di “Johnny B. Goode” o “Day Tripper”. La differenza è che per copiare un riff devi saper suonare la chitarra, magari anche bene, quindi un po’ la sensazione di onnipotenza te la sei guadagnata. Ricopiare un paragrafo di Flaubert invece è un puro autoregalo e ti dà la sensazione di essere diventato di colpo un vero scrittore.
La cosa non ti trasforma in Flaubert, ma lascia qualcosa. Le dita possono incominciare a indispettirsi se ritorni alle tue frasi abborracciate. Qualcosa viene trattenuto, e continuando a rubare dai classici ricopiando belle pagine, magari la tua scrittura migliora.  Continua a leggere Seminario sui luoghi comuni
di Francesco Pacifico