Non è un paese per vecchi
e la teoria delle finestre rotte

Mark Powell Envelopes

Mentre Llewelyn Moss va a caccia di antilopi nei territori selvaggi al confine tra Texas e Messico, si ritrova in un posto pieno di cadaveri, dove c’è stato un regolamento di conti tra narcotrafficanti. Moss, un reduce dal Vietnam che vive con la sua giovane compagna in una roulotte, non resiste alla tentazione di prendere la valigetta con un bottino di oltre due milioni di dollari. Non sa in che guaio si sta ficcando perché tutti cominciano a corrergli dietro, a partire da una schiera di ferocissimi narcotrafficanti, seguiti dal killer psicopatico Anton Chigurh e infine dallo sceriffo Ed Tom Bell, che vorrebbe trovarlo prima degli altri per salvarlo.
Non è un paese per vecchi è un thriller, pieno di inseguimenti.  Continua a leggere Non è un paese per vecchi
e la teoria delle finestre rotte

Il figlio
di Philipp Meyer

Walker EvansDopo aver finito di leggere Il figlio, il nuovo romanzo di Philipp Meyer appena uscito per Einaudi, sono rimasto tre giorni (quasi) senza leggere altro. L’ho letto in dieci giorni circa e un po’ mi sono sentito in colpa. Philipp Meyer l’ha scritto in cinque anni, ha studiato persino la lingua Comanche e alcuni passaggi li ha riscritti anche cento volte. Ma una tale velocità di lettura rende onore alla storia e all’autore. Cinque sono anche gli anni trascorsi dal suo romanzo d’esordio, Ruggine americana, esplorazione senza veli e ipocrisie, per non dire spietata, della rovina dell’impero industriale statunitense. Acciaierie chiuse, ridotte in macerie; città fantasma; disoccupati cronici che trascinano la vita tra pub e bravate; giovani che cercano una via di fuga per scrollarsi di dosso una sorte che pare sempre nelle mani altrui, capaci ancora di sognare, sì, ma non di scegliere quando si presenta l’occasione della vita. La morte del sogno americano, insomma. Continua a leggere Il figlio
di Philipp Meyer