Stanno tutti bene tranne me
Intervista a Luisa Brancaccio

62717_1533673275948_4181680_nL’ho finito e sono rimasta scioccata per mezza giornata e forse anche di più. Si legge in un pomeriggio, ma non è una lettura confortevole, gratificante, o accomodante. E’ una lettura che turba e disturba. Secondo alcuni è proprio questo il compito della letteratura, quello di sconvolgere il lettore che ormai è sempre più difficilmente sconvolgibile. Bene, qui ti arriva come una bastonata.
Lei, l’autrice, si chiama Luisa Brancaccio, è vegana, quarantenne, semi napoletana e legge solo quello che può servirle a migliorare la sua scrittura, tipo Faulkner.
In realtà, in Stanno tutti bene tranne me non sta bene proprio nessuno, ma come spesso accade nelle dinamiche famigliari, c’è un capro espiatorio dello squilibrio generale.
Luisa Brancaccio ama il minimalismo, ma ha il fuoco nelle mani. Ecco la sua intervista. Continua a leggere Stanno tutti bene tranne me
Intervista a Luisa Brancaccio

Nella Cattedrale di Carver

Accostarsi alla scrittura di Raymond Carver è un’esperienza che ribalta la visione del mondo, consentendoti di permeare l’anima dei personaggi che popolano le sue storie come l’acqua s’insinua nelle profondità delle falde acquifere: in modo capillare. Da sempre Cattedrale è considerato il capolavoro dello scrittore americano, una raccolta di storie in cui traspare la visione di un’America – degli Stati Uniti – fatta di pensieri inespressi e rassegnazione, più che di speranza. Carver racconta piccoli avvenimenti che diventano il punto di svolta, il turning point, dell’esperienza dei suoi protagonisti. Ci si trova catapultati nel bel mezzo di una storia già iniziata, sospesi all’interno di un avvenimento eccezionale che si colloca al di fuori del quotidiano. Anche per questo la sua scrittura affascina e ricorda in maniera particolare quella degli sceneggiatori. La semplicità di Carver e la sua immediatezza rievocano, infatti, la visione di un film. Scorrendo le pagine si dipanano davanti agli occhi scene e atmosfere che si rincorrono, fino a giungere al loro compimento, senza tuttavia rivelare la conclusione. Continua a leggere Nella Cattedrale di Carver

La ragazza dello Sputnik di Haruki Murakami

Nella primavera del suo venticinquesimo anno, Sumire si innamorò per la prima volta nella vita. Fu un amore travolgente come un tornado che avanza inarrestabile su una grande pianura. Spazzò via ogni cosa, trascinando in un vortice, lacerando e facendo a pezzi tutto ciò che trovò sulla sua strada, e dietro non si lasciò nulla. Poi, senza aver perso nemmeno un grado della forza, attraversò il Pacifico, distrusse senza pietà Angkor Wat e incendiò una foresta indiana con le sue sfortunate tigri. In Persia si trasformò in una tempesta del deserto e seppellì sotto la sabbia un’esotica città-fortezza. Fu un amore straordinario, epocale. La persona di cui Sumire si era innamorata aveva diciassette anni più di lei ed era sposata. E come se non bastasse, era una donna. E’ da qui che tutto cominciò, ed è qui che tutto (o quasi) finì.

Così comincia questo romanzo di Murakami che s’interroga sull’amore. Che parla d’amore e di morte e va dritto al cuore. Parte leggero e spensierato, poi ci proietta in un dramma misterioso. Però non è un libro nero, diciamo che è difficile da classificare. Ma forse i libri di questo spiazzante giapponese lo sono sempre.
Figlio di professori di letteratura, appassionato di musica e gatti, ha gestito insieme alla moglie un jazz bar a Tokyo. Appena raggiunto un po’ di successo, ha cominciato a viaggiare in Italia, Grecia e Stati Uniti. E’ a Roma che nel 1987 ha scritto Tokyo Blues: un caso letterario che ha venduto due milioni di copie in un anno. In seguito si è trasferito negli Stati Uniti, dove ha insegnato letteratura, per poi tornare in Giappone. Oltre alla scrittura, Murakami si dedica alla corsa. Ha partecipato a circa venti maratone e corre e si allena tutti i giorni. E’ inoltre il traduttore di alcuni gloriosi americani: Scott Fitzgerald, John Irving e Raymond Carver che considera il suo maestro e mentore letterario. “Le sue opere sono ancorate in una quotidianità che sottilmente esce dai binari della normalità” e “rivelano una forma di surrealismo molto rinfrescante”. Di certo ha una grande capacità di spaesarci.
Un avvertimento prima di continuare: se non avete letto il libro è meglio che prima lo
leggiate perché ne svelerò la trama e cercherò di carpirne i segreti. D’accordo non è un giallo, ma non solo i gialli riservano sorprese.
La storia è raccontata da un amico di Sumire, suo compagno d’università e poi insegnante elementare. A quell’epoca Sumire lottava con tutte le sue forze per diventare una scrittrice. Ma a discapito della totale dedizione e della forte determinazione, non ci riusciva. Sumire era incapace di scrivere alcunché avesse un inizio e una fine.
Quello che scriveva “sembrava un patchwork fabbricato da un gruppo di donne ostinate che hanno tutte gusti diversi e diverse difficoltà e che lavorano insieme in silenzio”. Continua a leggere La ragazza dello Sputnik di Haruki Murakami